«DYNAMITE STEPS - Twilight Singers» la recensione di Rockol

Twilight Singers - DYNAMITE STEPS - la recensione

Recensione del 14 feb 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sono passati 5 anni dall’ultimo disco dei Twilight Singers. “Powder burns” fu forse il disco meno fortunato della carriera post-Afghan Whigs di Greg Dulli. Ad esso seguì un bell’ep, “Stitch in time” (con una spettacolare cover di un pezzo dei Massive Attack, “Live with me”) e poi molte altre cose, tra cui l’annunciato progetto Gutter Twins con il fratello di sangue Mark Lanegan, un disco live ed un tour da solista. Insomma, non è mancato dalle scene, in questi anni, Greg Dulli. Ma è una buona notizia il fatto che abbia deciso di rispolverare la sua sigla preferita, e che quindi sia tornato a fare la sua musica migliore.
“Dynamite steps” riporta i Twilight Singers ai livelli dei primi dischi, mostrando quello che Dulli sa fare in termini di songwriting e costruzione delle canzoni. La formula sostanzialmente non è cambiata, rispetto al passato: canzoni che prendono dal rock e dalla musica black, costruite con strutture a progressione geometrica e crescendi come solo Dulli sa montare. Il limite è sempre un po’ lo stesso, rispetto agli Afghan Whigs (che rimangono una delle band più sottovalutate del rock degli anni ’90), ovvero l’assenza delle chitarre di Rick McCollum, con il loro sound inconfondibile. Dulli, con la sua band, ha trovato un modo di sostuirle con piano, sezione ritmiche e anche chitarre, sì, ma più defilate. Il risultato sono canzoni come la title track, con quell’apertura finale memorabile dopo una partenza da ballad soul, o come “Last night in town”, che parte con un piano ripetitivo, quasi ossessivo, per poi aprirsi con batteria e poi chitarre. A fare la differenza, non è tanto la presenza di ospiti (a href="http://www.rockol.it/artista/Ani-DiFranco">Ani Di Franco, l'ex Verve Nick McCabe e ovviamente Mark Lanegan, in “Be invited”, che altrettanto inevitabilmente è la canzone più vicina ai Gutter Twins). A fare la differenza, questa volta, sono le canzoni, cantate con quella voce imperfetta e un po’ spezzata che però è assolutamente unica.
“Dynamite steps” è un disco che difficilmente porterà nuovi fan alla band: quell’occasione, soprattutto dalle nostre parti, c’è stata con l’ultimo disco, che arrivava dopo la collaborazione con Manuel Agnelli e gli Afterhours (“My time (has come)” era la rielaborazione di “Vedova bianca”, da “Ballate per piccole iene”, disco prodotto da Dulli). Però "Dynamite steps" è un disco che affascina, con i suoi toni “noir” come la copertina. Se vi sono piaciuti in passato, questa volta vi piaceranno ancora di più.

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