«LOVE LETTER - R Kelly» la recensione di Rockol

R Kelly - LOVE LETTER - la recensione

Recensione del 18 gen 2011 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Dal ’91 al 2009, R. Kelly) ci ha abituato a canzoni per lo più esplicite, dove il sesso senza mezzi termini era l’assoluto protagonista. Ma, questo suo 11° album, sembra quello di un uomo più maturo, un gentiluomo raffinato che canta di sentimenti allo stato puro, concedendo poco alla carnalità. Già sulla copertina, l’artista vuole evocare un altro genere di interprete (ricorda Jamie Foxx nei panni di Ray-Charles), allontanandosi totalmente dalla sua solita immagine pubblica, prediligendo reminiscenze Motown o Stax.
Per “Love letter”, R Kelly decide di rendere omaggio alle sue influenze soul, tornando quindi alle sue origini più profonde, riscoprendo un’eleganza che aveva dimenticato d’avere e finalmente calandosi in una dimensione più credibile e solida per un cantante che, come lui, ha superato i 40 e cominciava a rendersi ridicolo con i suoi eccessi di libido. “Voglio riportare le canzoni d’amore alla radio”, esclama in “Lost in your love”, tratta da questo “Love letter”, una sorta di manifesto programmatico (o giustificazione) della sua svolta musicale. Direttamente o indirettamente, R Kelly fa riferimento ai grandi protagonisti della musica, evocando per esempio Marvin Gaye (“Just can’t get enough” e “Love is”, duetto con la nuova stellina r&b, K. Michelle), Michael Jackson (“Not feeling the love”) o Sam Cooke (“How do I tell her”), ma non può essere considerato un disco di retro-soul, o almeno non completamente. R Kelly fa aleggiare la vecchia scuola, ma non la rende unica protagonista del suo album, perché conserva la sua autonomia e la sua capacità di scrivere canzoni ancora modernissime. Quello che funziona di “Love letters”, è il giusto equilibrio della sonorità nostalgiche, che non diventano lavoro di maniera, ma concessione ad uno stile eterno. E forse, è proprio questa l’ambizione di R Kelly, quella cioè di reinventarsi affidandosi con fiducia a ciò che davvero non tramonta mai. Persino la sua voce risulta più discreta, spesso sussurrata, anche se non manca qualche picco che qui serve solo a dimostrare che la sua vocalità è ancora potente e tra le più belle del panorama r&b. Forse a qualcuno, R Kelly potrà sembrare un po’ ammosciato e improvvisamente pudico, ma la scelta casta è coerente con la missione, ciò parlare d’amore e non di sesso. Forse perché i suoi figli e quelli dei suoi fans sono cresciuti e ora, per la prima volta, possono ascoltare senza “bip” le sue canzoni (bambini accompagnati per “Taxi cab”, pezzo che sembra più nel suo vecchio stile).
Una svolta vintage quindi che ha come massima espressione della fusione tra vecchio e nuovo, proprio la title track, “Love letter”, qui offerta anche in versione natalizia. L’artista più longevo e prolifico degli ultimi vent’anni si è concesso il lusso di riscoprire il romanticismo e riscrivere a suo modo la storia del soul.

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