«BROTHERS - Black Keys» la recensione di Rockol

Black Keys - BROTHERS - la recensione

Recensione del 15 mag 2010

La recensione

I Black Keys erano destinati a cambiare, ormai lo si era capito. L'incontro tra il duo di Akron e il produttore Danger Mouse per la registrazione dell'album "Attack and Release" è stato solo l'inizio. Poi sono arrivati il progetto "Blakroc", crocevia tra il loro rock-blues e l'hip-hop di gente come RZA e Mos Def, e l'album solista del cantante Dan Auerbach. Ora è la volta del nuovo disco "Brothers", registrato nei mitici studi Muscle Shoals Sound di Memphis, uno dei templi americani del rhythm'n'blues: in quel luogo, tra gli anni '60 e '70, sono passati tra gli altri Aretha Franklin, Wilson Pickett e i Rolling Stones.
Insomma, gli elementi per un disco davvero diverso dal passato c'erano tutti. E Dan Auerbach e Patrick Carney - che hanno prodotto il disco in prima persona, ad eccezione del singolo "Tighten up" affidato a Danger Mouse - non hanno affatto tradito le attese. Il loro non è stato solo un viaggio geografico alla volta di Memphis, ma soprattutto una svolta musicale: dal blues sporco delle origini, il gruppo si è spostato verso il soul e il funk.
Certo, non c'è stato nessuno stravolgimento radicale, ma una significativa evoluzione sì. "Brothers" è un album molto più incentrato sul groove e su tessuti ritmici più elaborati rispetto al passato. Le chitarre non sono sparite, ma sono sempre più spesso tenute sottotraccia. Si sentono spesso parti di basso e tastiere, persino di mellotron. La novità si capisce sin dall'apertura di "Everlasting light", dove Auerbach si esibisce in un sorprendente falsetto alla Prince. Se in alcuni casi il gruppo rimane a metà strada tra passato e presente, come in "Next girl", altre volte l'evoluzione è lampante: basta sentire "Howling for you", con quel coinvolgente tappeto di batteria, l'incedere funky della già citata "Tighten up" o il quasi rap di "Sinister Kid". A volte la band sconfina in sonorità Motown, come in "Ten cent pistol" e "I'm not the one", una canzone attorno alla quale si aggira il fantasma di Marvin Gaye.
Anche la voce di Dan Auerbach ha dovuto adattarsi: è più vellutata, come nella splendida conclusione di "These Days", così lontana dalla rabbia da bluesmen metropolitani degli inizi. E i difetti? Sicuramente il numero eccessivo delle canzoni, ben quindici. E poi forse qualche fan della prima ora, che si è innamorato del garage di "10 am automatic" o di "Just got to be", avrà l'amaro in bocca. Ma è giusto che un artista a volte si prenda la libertà di scontentare qualcuno. Ormai il viaggio dei Black Keys è cominciato, resta da capire dove li porterà. Ma una cosa è certa: la direzione è quella giusta.


(Giovanni Ansaldo)

TRACKLIST

01. Everlasting light
02. Next girl
03. Tighten up
04. Howlin' for you
05. She's long gone
06. Black mud
07. The only one
08. Too afraid to love you
09. Ten cent pistol
10. Sinister kid
11. The go getter
12. I'm not the one
13. Unknown brother
14. Never gonna give up
15. These days
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