«QUINDI? - Max Gazzè» la recensione di Rockol

Max Gazzè - QUINDI? - la recensione

Recensione del 13 mag 2010 a cura di Luca Bernini

La recensione

Non è facile spiegare perché questo album, che apparentemente sfoggia le stesse carte del precedente “Tra l’aratro e la radio” (i due album hanno in comune lo stesso team di produzione, stessi autori, parte degli stessi musicisti), sembra da quello così distante in termini qualitativi, sin dal primo ascolto. Forse non avrà nemmeno un singolo in grado di fungere da tormentone radiofonico come era stato per “Il solito sesso” due anni fa, ma “Quindi?” è un album che si avvicina pericolosamente al concetto di capolavoro, almeno rapportato alla discografia di Max Gazzè, giunta, con questo, al suo settimo capitolo. Chiaro, non si griderà alla sorpresa, ascoltando questo lavoro, perché il DNA musicale di Gazzè è ormai conosciuto e in circolazione da quindici anni, così come lo sono il suo estro musicale e la sua originalità.

Eppure, pur non avendo dalla sua l’elemento “sorpresa”, “Quindi?” è l’album più bello, riuscito e completo di Max Gazzè, e lo è innanzitutto in termini di composizioni, pardon, di canzoni, che qui sono quasi tutte degne di un “best of”. Un album di prima qualità, che sembra scritto e registrato lontani da qualsiasi tipo di pressione, badando soltanto al risultato finale, all’ambientazione delle canzoni. E’ un disco pervaso di dolcezza, senza per questo mancare di energia: regala – anche per alcune citazioni dirette del paroliere Gimmi Santucci – alcune simmetrie battistiane, suona come a tratti suonarono due capolavori dell’era panelliana, “Don Giovanni” e “L’apparenza”, e non solo sul fronte acustico. Quello che “Quindi?” mette in luce è un’essenzialità di fondo, un assenza di “troppo” che riduce al minimo il rischio di logorrea musicale, da sempre una delle trappole più frequenti per un fantasista come Gazzè. Qui, al contrario, quasi tutto sembra essere stato messo a fuoco nel modo migliore, badando all’espressione prima, e alla comunicazione poi, tendendo a scremare il superfluo, senza però venire meno a una formula musicale che resta un connubio unico tra pop, rock, sperimentazione e surrealismo. “Quindi?” rimarca una lezione che rimanda dritti proprio al debutto di Gazzè, quel “Contro un’onda del mare” che nel 1996 fece girare la testa a molti. E non è un caso che il nuovo album si apra con un brano, intitolato “Io dov’ero (Atmos 5)”, che si riallaccia ai quattro precedenti episodi di “Atmos”, tutti contenuti proprio in quel debutto.

Trainato alla radio dall’incedere aggraziato di “Mentre dormi” – brano inserito anche nella colonna sonora di “Basilicata coast to coast”, il film di Rocco Papaleo che lo ha visto tra i protagonisti (seppure in un ruolo in cui è praticamente muto) – “Quindi?” ha numerose frecce al suo arco, non ultima proprio l’iniziale “Io dov’ero”, per non dire di altre canzoni splendide come “A cuore scalzo”, “La cosa più importante”, la fiabesca “Il drago che ti adora” e ancora “La moglie del poeta”, “Impercettibili” ed “Edera”. Ma tutto il disco vale l’ascolto, così come meritano una citazione i principali artefici del progetto, a cominciare dal produttore Giorgio Baldi per proseguire con Gianluca Vaccaro (missaggio), l’A&R di Universal Fausto Donato e, naturalmente, i musicisti, tra i quali spicca un illustre figlio d’arte, il batterista Cristiano Micalizzi, figlio di quel Fausto Micalizzi che negli anni ’70 diede un suono a tutto il cinema “poliziottesco” made in Italy.

Complimenti a Max Gazzè: tra l’aratro e la radio, tra sperimentazione e classifica, tra la voglia di essere se stesso e quella, altrettanto comprensibile, di avere successo, è riuscito nell’impresa di realizzare un album felice, vero e personale come in pochi avrebbero saputo fare. Quindi, non vi resta che ascoltarlo.

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