«OUR INVENTIONS - Lali Puna» la recensione di Rockol

Lali Puna - OUR INVENTIONS - la recensione

Recensione del 30 apr 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Il marchio tedesco della Morr Music è stato per alcuni anni sinonimo di indietronica, ovvero quel genere musicale che unisce l'elettronica a sonorità indie, spesso malinconiche e cupe. Ma è stato anche sinonimo di qualità, perchè band teutoniche come Notwist, Lali Puna e Ms.John Soda (tutte provenienti dalla zona intorno a Monaco), gli islandesi Mùm (il primo e l'ultimo album) tanto per citare qualcuno, sono stati spesso apprezzati da pubblico e critica di settore.
I Lali Puna (così come i Notwist, formazioni che godono entrambe della presenza di Markus Acher) dopo un album sognante, arioso, addirittura con sfumature pop come “Faking the books”, decisero di prendersi una lunga pausa. La cantante Valerie Treberljahr ha “giustificato” la lunga assenza con la nascita della sua primogenita (avuta proprio con Acher) ed il conseguente poco tempo da dedicare alla musica, ma evidentemente non c'era solo quello.
Probabilmente il gruppo necessitava di un lungo stop per riuscire a capire quale strada volessero davvero intraprendere dopo un lavoro che, seppur non rivoluzionando il loro sound, segnò indubbiamente un'evoluzione.
Sei anni dopo ecco “Our inventions”, un disco che sostanzialmente non cambia le carte in tavola in casa Lali Puna, semmai toglie un pizzico di quella brezza pop che soffiava in “Faking the books”. Sonorità indietroniche spesso cupe e algide quindi, talvolta inzuppate in un tegame di minimal-techno (si dice che inizialmente l'idea fosse proprio quella di fare un disco dance), ma in linea di massima la ricetta resta quella collaudata di Valerie e soci. Il tema portante del disco sono i ritmi che il progresso (e le “nostre invenzioni”) ci ha costretto ad affrontare, ma non mancano anche dediche alla bellezza e all'amore. Sul primo tema ecco la tranquilla “Rest your head” ed il suo esplicito invito a rallentare il nostro stile di vita (“Come sit down, come calm down, see them falling”), così come in “Move on” (“I'm gonna work fast, cause tomorrow comes quick, we all move on”) e nell'ottima “Everything is always” (“Watch them fighting, watch them losing, watch them without heart”). La title-track (forse l'episodio migliore del disco) è uno stupendo inno alla bellezza (“The birds in the trees singing our mobile melodies what a sweet, sweet world”) solo leggermente spolverato di minimal, formula riuscita anche nel primo singolo “Remember?”, dedicato alla perdita amorosa (“Will you remember? So close. Will you remember me?”).
Il resto scorre via tra episodi prevedibili ma discreti come “That day”, “Out there” ed altri meno come la noiosa e strumentale “Future tense” e la troppo lagnosa “Hostile to me”. Insomma “Our inventions” è un disco che non ci fa urlare al miracolo, ma neanche ci fa gridare terrorizzati. Piuttosto conferma che l'indietronica e le atmosfere algide della band tedesca sono ancora in grado di emozionarci anche se, per dirla tutta, dopo tanti anni qualcosa in più ce lo aspettavamo.

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