«ODD BLOOD - Yeasayer» la recensione di Rockol

Yeasayer - ODD BLOOD - la recensione

Recensione del 19 feb 2010 a cura di Marco Jeannin

La recensione

A quanto pare l’aria che tira è elettronica. L’hanno capito gli Yeasayer che con il loro secondo album “Odd blood” non nascondono certo da che parte stanno. Per chi non se li ricorda, la band di Brooklyn ha fatto il suo esordio nel 2007 con l’album “All hour cymbals”, un disco più che onesto che proponeva un buon mix di pop e world music come ci si può aspettare da un trio nato in piena scena Newyorkese in compagnia di gente come MGMT, Vampire Weekend, Tv On The Radio e via dicendo. “Odd blood” è il fatidico secondo album, quello che decide una volta per tutte se l’esordio è stato un caso o se il Times ci vide lungo quando nel 2008 li indicò come la più classica delle next big things (per la cronaca in compagnia di Gabriella Cilmi e Wild Beast). Le dieci tracce di “Odd blood” si mantengono in parte fedeli alla linea per quanto riguarda la voglia di contaminazione, ma pongono l’accento maggiormente sulla componente elettronica di matrice anni Ottanta mitigando il tutto con un evidente propensione pop. E’ la band stessa infatti a definire l’album come una “interpretazione dei piaceri del pop”, e per una volta la descrizione calza. Tutto sta a vedere quanto questi tanto declamati piaceri pop funzionino effettivamente su disco, e qui il discorso cambia. Perché sebbene le idee ci siano e l’entusiasmo non manchi, “Odd blood”, ispirato da un viaggio fatto in Nuova Zelanda (e a quanto pare anche dall’LSD), rimane sospeso in un limbo di mediocrità che non permette di spiccare il volo come si deve. A partire dalla traccia d’apertura, l’interessante pastiche elettronico “The children”, quella che traspare è la volontà di scrivere ballate ideali per un dance floor, dieci episodi scanzonati che saccheggiano amabilmente da Michael Jackson e dagli Animal Collective, facendo però venir voglia di ascoltarsi un disco di Michael Jackson e degli Animal Collective. Che probabilmente non è l’effetto desiderato dal trio statunitense, ma quando arrivano pezzi come “Madder red” ci si chiede che fine abbiano fatto i Connels (quelli di “74- 75”) e se è ancora il caso di dare fiducia ad un album che non riesce a trovare la quadratura del cerchio rimanendo intrappolato in un vortice di rimandi senza un’identità precisa. L’impressione è che “Odd blood” sia nato dall’esperienza live fatta in tour con gli MGMT nel 2008, e per questo pensato più in relazione a quel mondo. Dimensione che inevitabilmente mette in risalto la carica emotiva entusiasta e il piglio trascinante di pezzi come “Love me girl”, “ONE”, “Mondegreen” o del singolo “Ambling alp” - il cui titolo fa riferimento al “nostro” Primo Carnera, la famosa “montagna che cammina”- e che ci si può scommettere, se pompati da una cassa ad hoc e sotto l’effetto di un paio di birre fanno ben altra impressione. “Odd blood” va preso dunque con le pinze e con cognizione di causa, sapendo che come disco funziona fino ad un certo punto ma che se per caso ci sarà la possibilità di sentirli dal vivo, quattro salti fatti come si deve non ce li leva nessuno.

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