«BEFORE I SELF DESTRUCT - 50 Cent» la recensione di Rockol

50 Cent - BEFORE I SELF DESTRUCT - la recensione

Recensione del 25 nov 2009 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Annunciato già nel 2007, ma vittima di numerosi rinvii, arriva finalmente il famoso “Before I self destruct” di 50 Cent. Aggressivo già dalla copertina dove il rapper ricorda un po’ il Terminator di Schwarzenegger, l’album di certo ha avuto tutto il tempo necessario per affilare le proprie armi, studiare nuove strategie offensive e aiutare 50 ad uscire dal tunnel. Come uomo d’affari, Curtis “50 Cent” Jackson ha dimostrato d’avere la stoffa giusta, ma nella musica ha sperimentato momenti migliori. L’apice della sua carriera discografica coincide con il suo primo album del 2003 "Get rich or die tryin", con il suo fardello di milioni di copie vendute e premi a volontà spuntati come funghi. 50 deve averci pensato parecchio a quell’esordio e per “Before I self destruct” ha cercato di ritrovare quell’atmosfera e quell’atteggiamento vincente. Ci saremmo aspettati a questo punto un disco più “radio friendly”, una raccolta di canzoni cioè con un appeal pop e con molte collaborazioni che lo aiutassero a raggiungere di nuovo un pubblico più vasto ed eterogeneo. Invece, 50 sceglie la via più hardcore e si cimenta anche nella regia dell’omonimo film, non fosse altro che per ricordare che non è più esattamente lo stesso del 2003. Parliamoci chiaro, 50 Cent non ha più bisogno di vendere dischi per fare i soldi, ma stavolta sente impellente il bisogno di riconquistare la credibilità d’un tempo. “Più forte ed arrabbiato”, sottolinea nel duetto con Eminem di “Psycho” e 50 ne ha avuti di motivi per perdere il sonno: Kanye West lo ha umiliato davanti al mondo intero, vincendo la scommessa su chi dei due avrebbe raggiunto il primo posto in USA; la sua ex lo ha trascinato in tribunale per spillargli sempre più soldi per il mantenimento del loro bambino; la faida con Rick Ross ha raggiunto spesso livelli bassissimi; le accuse d’aver fatto fallire la linea d’abbigliamento di Mark Echo; la sua casa nel Connecticut che non trova un compratore da lungo tempo e, di certo, la paura di non essere più il numero uno. Non è dunque un caso se “Before I self destruct” parte in quarta con un 50 Cent agguerritissimo, mettendo subito in chiaro il mood di tutto il disco. Morte e vendetta, senza pietà, con la classica arroganza del rapper che talvolta fa persino sorridere, desideroso di dare ai suoi detrattori ciò che meritano. Questo è l’intento del disco e 50 fa i nomi (Jay-Z, Game, Young Jeezy e la sua ex Shaniqua Tompkins) e non ci va certo leggero. Risicata invece la lista degli ospiti e collaboratori, ridotta allo stretto necessario e che comprende Ne-Yo, R. Kelly, Eminem, Dr. Dre, Polow Da Don. Tra i momenti più riusciti di “Before I self destruct” ci sono i duetti con Ne-Yo e Eminem, rispettivamente in “Baby by me” e “Pshyco”, ma anche “Crime wave”, “So disrespectful” e “I got swag”, ma in generale, il chiaro messaggio iniziale talvolta si perde in moscerie inutili, qualche loop troppo assillante e persino in un paio di rime superscontate. Caso a parte è “Gangsta’s delight” che di primo acchitto suona come un sacrilegio: la Sugarhill Gang armata fino ai denti e pronta alla strage. Ci vuole un po’ prima d’abituarsi e scoprire che non era poi così male!
Ai tempi della superhit “In da club”, 50 Cent era solo un rapper con una solida reputazione nel giro e che voleva conquistare il mondo. Dopo milioni di dischi venduti e alcuni investimenti che lo hanno piazzato nella classifica degli entertainer più ricchi del mondo, dopo i film, linee d’abbigliamento, profumi, libri…, 50 Cent non vive più nel Queens, ma in una villa con 18 camere da letto dove un tempo abitava Mike Tyson. E, come Tyson strappò l’orecchio di Holyfield in preda alla frustrazione e al timore di non essere più il campione, 50 Cent ruggisce e spara in ogni direzione sperando che “Before I self destruct” non si riveli la sua ultima cartuccia. Il tempo ci fornirà la risposta.

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