«ORCHESTRA E VOCE - Francesco Renga» la recensione di Rockol

Francesco Renga - ORCHESTRA E VOCE - la recensione

Recensione del 24 nov 2009 a cura di Luca Bernini

La recensione

Parafrasando al contrario il sottotitolo dell’ultimo album di Franco Battiato , potremmo dire che nel nuovo lavoro di Francesco Renga , “Orchestraevoce”, il tutto è meno della somma delle parti. E sì che gli elementi per avere tra le mani un buon disco ci sarebbero eccome: una voce straordinaria, quella di Francesco Renga , riconosciuto ormai da decenni come uno dei cantanti pop-rock più dotati in quanto a tecnica ed espressività; un’orchestra, diretta da Celso Valli , nome che al solo pronunciarlo mette i brividi per la quantità e qualità di lavoro fatta nella storia del pop italiano. E, non ultimo, una manciata di grandi canzoni che somigliano più a pagine di storia piuttosto che di musica leggera. Qualche titolo? “L’immensità” di Don Backy ; “Io che non vivo senza te”, di Pino Donaggio ; “L’ultima occasione”, portata al successo da Mina ; “Se perdo te”, cavallo di battaglia di Patty Pravo ; e poi “Pugni chiusi” dei Ribelli , “Lei” di Charles Aznavour , “Un amore così grande” portata al successo dal grande tenore Mario Del Monaco , “La voce del silenzio” (ancora Mina ), “Dio come ti amo” di Domenico Modugno e “Non si può morire dentro” di Gianni Bella . A chiudere il cerchio due brani dello stesso Renga, “Angelo” canzone vincitrice del Festival di Sanremo 2005, e la più recente “Uomo senza età”, presentata (con esito interlocutorio) al Festival 2009. E se tutto questo non bastasse, c’è dell’altro: ed è la storia di questo disco, o meglio quella che c’è dietro la scelta di questi brani, che appartengono alla vita di Renga, alla sua scoperta della musica e, di conseguenza, della sua voce. Il booklet, scritto personalmente dall’artista, contiene ricordi emozionanti del suo incontro con la magia delle canzoni, avvenuto tanto grazie al padre che a sua madre. Erano gli anni in cui la musica leggera italiana girava e conquistava il mondo, e in cui il giovane Francesco forgiava lentamente la sua passione, la stessa che l’avrebbe portato, anni dopo, ad incidere con i Timoria la cover dei Ribelli “Pugni chiusi”, non a caso contenuta in questo album. In “Orchestraevoce” trovano così posto i brani che della famiglia del giovane Francesco Renga hanno segnato l’epoca, e in questo senso va letto come un prequel di quello che, a partire dal primo album dei Timoria , succederà poi nella sua vita e nella sua carriera. E allora? Viste le premesse, cos’ha questo album che non funziona? Semplice: il risultato finale. “Orchestraevoce” è un album dedicato al “bel canto”, ed è anche un album di “bel canto”, ma privo della leggerezza che, sempre citando Renga, “ha fatto volare la nostra canzone per il mondo”. Al contrario qui la voce sembra spesso inchiodata alla solennità dell’orchestra come ad una croce; la pomposità e la forma prendono il posto della fantasia e del divertimento, riconsegnando delle canzoni “leggere” in una forma che le appesantisce di una cornice di retorica che gli originali non hanno. Intendiamoci: non è l’ascolto di un singolo brano che vi darà questa impressione. Prese singolarmente le canzoni possono anche funzionare; ma sono l’ascolto continuato dell’intero disco, il suo concept interiore, a renderne sempre più gravosa la fruizione, a dissolverne l’iniziale piacere. E, dopo un po’, ad annoiare. Del resto Renga è consapevole di aver fatto un disco difficile, assai più adatto al mercato internazionale che a quello italiano (e infatti a quello mira, tanto da aver presentato questo suo lavoro direttamente a Madrid, porta d’accesso del succulento mercato latino, dal quale si può mirare dritto al cuore di quello nordamericano), al quale tornerà invece nel 2010 con un nuovo album di inediti. Nella speranza che l’idea di marketing internazionale che sta dietro “Orchestraevoce” dia buoni frutti, lo aspettiamo per allora.

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