«FEAR OF FOURS - Lamb» la recensione di Rockol

Lamb - FEAR OF FOURS - la recensione

Recensione del 12 mag 1999

La recensione

La forza dei Lamb sta nella meravigliosa alchimia che l'incontro fra Andy e Louise crea. E' un'alchimia strana, inspiegabile, frutto di uno scontro/incontro fra due artisti che concepiscono la musica con modalità completamente differenti. Andy pensa musica sommando suoni, lavorando su microcosmi fatti di samples, loop, distorsioni. Louise invece, con in testa i suoi eroi (Joni Mitchell su tutti), scrive canzoni, sì, proprio canzoni in bilico fra pop, estasi e folk. Due mondi diversi, che nel disco d'esordio erano entrati in rotta di collisione regalandoci brani di estatica bellezza, schegge di lucentezza ("Cotton wool" il più maestoso) ma anche buchi neri, episodi in cui la collisione aveva creato solo esercizi di forma. Ma, si sa, con il tempo, e soprattutto con la pratica (leggi intervista; 200 concerti in giro per il mondo), si cresce, si imparano i trucchi del mestiere. Questo non vuol dire che Andy e Louise siano più scafati e abbiano imparato ad arruffianarsi la gente con giochetti sporchi da marketing discografico. Assolutamente no, anzi. Questo vuol dire soltanto che Andy e Louise sono ormai un'entità precisa, due menti che sono entrate in simbiosi e ci regalano un disco senza pause, in cui tutto funziona, dall'inizio alla fine, in cui le melodie della voce di Louise e la ricerca dei suoni e delle ritmiche di Andy sono tutt'uno. Coesione stilistica quindi, ma non solo. Lamb sanno anche pensare ai dettagli, a quei suoni che danno più profondità a un disco, come è "Fear of fours", emozionale, vibrante, a tratti malinconico. Come? Con l'uso, quasi sempre azzeccato, di arrangiamenti per archi maestosi (soprattutto in "Bonfire" e nella conclusiva "Lullaby"). Con l'intervento di un contrabbasso che da' ancora più dinamicità a brani già di per sé, sempre, costantemente, in evoluzione. Con percussioni in bilico fra madre Africa e latinismi vari che allontanano in un istante Lamb dalla palude creativa del drum'n'bass, genere a cui comunque, rispetto al primo disco, Andy e Louise, ricorrono poco, preferendo il breakbeat o, nei brani più convincenti ("All in your hands", "Five", "Softly"), ritmiche downtempo, con battute sempre "grasse e larghe" (phat beats, alla maniera degli artisti big beat) che infuocano molti dei brani di questo bellissimo album.

TRACKLIST

01. Soft mistake
03. B line
04. 0.04
07. Bonfire
08. Ear parcel
09. Softly
10. Here
11. Fly
12. Alien
13. Five
14. Lullaby
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