«LIKE NEVER BEFORE - Claudia Gerini» la recensione di Rockol

Claudia Gerini - LIKE NEVER BEFORE - la recensione

Recensione del 01 lug 2009 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Potrei cavarmela scrivendo che la fotografia di copertina da sola (insieme alla sua omologa, con diversa inquadratura, delle due pagine centrali del libretto del Cd) vale i 15 euro del prezzo del disco. Ma sarebbe troppo facile, e troppo scherzoso. Del resto, se qui in redazione mi hanno chiesto di recensirlo, ‘sto disco, è perché sanno che da me possono aspettarsi di tutto: anche che scriva con entusiasmo di un lavoro apparentemente improponibile (vedi ad esempio la recensione del Cd di Manlio Sgalambro).
Sicché mi sono accinto all’ascolto del disco senza preconcetti, anzi: avendone letto una feroce stroncatura del collega Andrea Laffranchi sul “Corriere della Sera” di qualche giorno fa, ho cercato di trovare qualche spunto per far contento il bastian contrario che alberga in me. E non ci sono riuscito.
Ora, che ci siano state molte ragioni per far registrare un Cd a Claudia Gerini non lo metto in dubbio. Intanto, lei è uno splendido esemplare di femmina, il che non guasta mai. Poi, qualche frequentazione con la musica l’ha avuta: prima a “Non è la Rai”, poi interpretando la protagonista di “Sono pazzo di Iris Blond” di e con Carlo Verdone (nel ruolo della cantante protagonista della trama), in cui cantava; recentemente è stata anche al Festival di Sanremo, nel 2003 per presentare con Pippo Baudo e Serena Autieri, l’anno scorso duettando sul palco proprio con Carlo Verdone; ha presentato un concerto del Primo Maggio, e da un po’ fa coppia fissa con Federico “Tiromancino” Zampaglione. Infine, un Cd non lo si nega a nessuno, anche visto che poi, nel caso particolare, a produrlo, suonarlo, arrangiarlo e mixarlo è stato proprio Zampaglione – insomma, praticamente una cosa quasi tutta in famiglia.
Semmai, quel che lascia perplessi è il “progetto” che dovrebbe esserci dietro il disco. La Gerini ha detto che voleva ricantare le canzoni dei film che le sono particolarmente cari e che più di tutti gli altri sono stati significativi per la sua crescita personale e professionale. Il che, di per sé, non è proprio il concept più omogeneo che si possa immaginare: anche perché qui si va da “Maniac” (“Flashdance”, 1983) a “Paradise” (“Paradise”, 1982), da “Girl you’ll be a woman soon” (“Pulp fiction”, 1994) a “Wise up” (“Jerry Maguire”, 1996), da “Black hole” (appunto “Sono pazzo di Iris Blond”, 1996) a “Hey baby” (“Dirty Dancing”, 1987) e a “Reality” (“Il tempo delle mele”, 1987). Poi ci sono anche altri due brani. Il primo è “Time after time” di Cyndi Lauper, che – a quanto mi risulta – è presente solo in due colonne sonore, una volta (cantata da Eva Cassidy) in quella di “Smallville” (che non è precisamente un film) e una seconda (nella versione originaria della Lauper) in quella di “La rivolta delle ex”, un film che però è uscito in Italia solo pochi giorni fa, “dopo” il Cd della Gerini. Il secondo è “Niña de luna”, che sì viene dalla colonna sonora di un altro film “di casa”, “Nero bifamiliare” (2007), ma era già inclusa nell’album dei Tiromancino “L’alba di domani”.
Ora: con un materiale così eterogeneo, se si vuole evitare l’effetto compilation (e aggiungo “casuale”) bisognava trovare un concetto unificante, un minimo comune denominatore. Sarebbe potuto essere la voce, se non fosse che Claudia Gerini la cambia quasi ad ogni canzone. Sarebbe potuto (dovuto?) essere il sound, l’ambiente sonoro, se non fosse che Zampaglione lo cambia quasi ad ogni canzone.
E allora? Allora il risultato è frammentario, episodico, disomogeneo. E finisce che ascolti ogni canzone la prima volta quasi divertendoti per l’effetto sorpresa, la seconda rendendoti conto che, insomma, questo Cd non è un disco ma una raccolta di interpretazioni slegate e non memorabili (cosa che non si pretendeva, dalla Gerini, intendiamoci: ma allora a che serve fare un Cd se non si è cantanti e non si ha un’idea precisa su come farlo?).
L’ho riascoltato tre volte, il Cd, giusto per capire se c’era qualcosa di segnalabile. E ho trovato due cose (a parte la foto di copertina, come dicevo). Una è la versione Gerini di “Paradise”, che dovendosela battere con quella originaria di Phoebe Cates (che non è precisamente Barbra Streisand) non sfigura al confronto; anzi, la vocina ingenua e roca da Marilyn Monroe genere “Happy birthday Mr. President” che sfodera è piacevolmente sexy. L’altra è “Hey baby”, in atmosfere sonore alla Ry Cooder zona “Chicken skin music”, un gradevole duetto con una voce maschile (Zampaglione? nei credits non c’è scritto) in cui la Gerini è “trattata” con effetto radio vintage.
Insomma: un singolo con due brani sarebbe bastato a soddisfare la curiosità dei fan.
Sono stato troppo severo? Forse sì, con una signora in attesa della seconda figlia. Mi perdoni, non lo farò più... (ma promette di non farlo più nemmeno lei?)
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