«WOLFGANG AMADEUS PHOENIX - Phoenix» la recensione di Rockol

Phoenix - WOLFGANG AMADEUS PHOENIX - la recensione

Recensione del 28 mag 2009 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Poco più di dieci anni fa le riviste musicali europee riempivano le loro pagine esaltando la moda musicale del momento: il cosiddetto "French-touch". In realtà di moda proprio non si trattava, basta pensare al successo raccolto da dischi di debutto come "Homework" dei Daft Punk, "Moon safari" degli Air (1998), e "1999" dei Cassius (1999) e a come questi artisti si siano evoluti in questi anni.
In quel magma che portò alla luce diversi progetti d'oltralpe si muoveva un band parigina che arrivò un po' in ritardo rispetto al fragore iniziale, ma si fece subito notare per un singolo che tutti ancora ricordano. "If I ever feel better" era un condensato di elettronica, rock e funk con un ritornello languido che spezzava il ritmo "danzereccio": pop cristallino come se ne sente davvero poco.
Per loro fortuna quella canzone fu solo la punta dell'iceberg di una carriera che li ha spinti fino alla pubblicazione del loro quarto album, "Wolfgang Amadeus Phoenix", prodotto con Philippe Zdar (Cassius). Ancora una volta i ragazzi dimostrano di non aver perso la loro vena piazzando in testa alla tracklist due singoli come sono loro sanno scrivere: "Lisztomania", termine coniato per definire il clamore generato dalle esibizioni pubbliche del compositore Franz Liszt (pensate a quello che succede oggi con i Tokyo Hotel), è il classico brano pop basato un ritmo ballabile, una melodia semplice che va in crescendo, e il ritornello che non dimenticheremo più. Come se non bastasse la band aggiunge "1901", canzone volontariamente diffusa in rete che prosegue il cammino intrapreso nove anni fa: una sorta di dance rilassata che raccoglie dentro di se sia l'elettronica che il sound di una band che non vuole rinunciare a suonare.
Poi l'atmosfera si fa più rarefatta ed entriamo in quel cameo psichedelico di "Love like a sunset Pt.1" che porta un fattore nuovo nella musica dei Phoenix,la tensione, che viene espressa attraverso tastiere dai suoni cupi che colpiscono lo stomaco. E' solo una pausa in attesa della "Pt. 2" una dolce ballata che introduce la divertente "Lasso" e "Rome", storia di un amore finito tra le mura delle nostra Capitale che mostra come questi ragazzi, nell'estrema leggerezza della loro musica, riescano a trasmettere sentimenti così distanti dalla classica disco.
Ma questo disco non finisce di sorprendere inanellando ancora l'ottima "Countdown" e lasciandoci con il brano più grintoso, quella "Armistice" che ci lascia con un unica convinzione.
Questo disco torneremo ad ascoltarlo molto, molto spesso.

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