«TWO SUNS - Bat for Lashes» la recensione di Rockol

Bat for Lashes - TWO SUNS - la recensione

Recensione del 01 mag 2009 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Per fortuna ci sono stati Radiohead. Ecco, più o meno è questa la mia impressione dopo l’uscita del secondo album di Bat for Lashes, all’anagrafe Natasha Kahn, cantautrice inglese laureata in musica e arti visive. Il tutto nasce come al solito, da una sponsorizzazione di tutto rispetto: Thom Yorke. Senza di lui probabilmente non staremmo qui a parlare di questo disco, e non sentiremmo passare il singolo per radio celebrato in pompa magna.
La verità è che il primo album, “Fur and gold” del 2006, conteneva già tutto il necessario per intuire un’esplosione imminente, una conferma artistica di livello. C’è voluto però il tour a supporto dei Radiohead per portare alla luce tutto il talento di Natasha, fino ad arrivare alla conquista del prestigioso Mercury prize. Il nuovo capitolo firmato Bat for Lashes è questo “Two Suns” di cui si fa un gran bel parlare. E non senza ragione aggiungo. Certo è che bisogna rendere merito prima di tutto ad un grande talento e poi magari fare qualche appunto sul peso che tutti gli elementi esterni hanno portato a questo ottimo risultato (e non viceversa).
“Two suns” è un concentrato di elettronica e melodia impreziosito da una voce meravigliosa che rende ogni pezzo una vera esperienza sensoriale, immaginifica. I presupposti per un grande disco ci sono tutti: l’idea alla base è molto forte. “Two suns” è costruito intorno al concetto di dualismo, di opposizione tra estremi. Viene descritto come una favola dei giorni nostri, che tende a svelare le stratificazioni dell’animo umano, delle sensazioni e dei sentimenti. Opposizione di amore e dolore, caos e ordine, fino all’esplorazione delle diverse personalità dell’uomo. Da qui il titolo, “Two suns” e la costruzione di un vero e proprio alter ego dell’artista inglese, chiamato Pearl, volto a incarnare le tensioni distruttive, il lato oscuro di Bat for Lashes che agisce all’interno del disco. Tutto questo in termini musicali si traduce in pezzi molto riflessivi, elettronici e complessi, ma contemporaneamente dal sapore pop ed abbordabile, dilatati e di ampio respiro, che mettono in risalto una grande abilità compositiva e un forte senso spirituale. I termini pratici è un po’ come se Bjork si fondesse con My Brightest Diamond e PJ Harvey. Gli undici pezzi che compongono il disco (dodici su iTunes) sono l’applicazione di tutto quello che è stato detto fino ad ora. Si parte forte con la bellissima “Glass”, dove l’abilità vocale di Natasha viene subito messa in risalto per uno dei pezzi migliori dell’intero lotto. Meravigliosi gli arrangiamenti, dal sapore esotico e ricercato (le origini pachistane della cantante inglese si fanno sentire in tutto l’album). “Sleep alone” è se possibile ancora più rarefatta, d’atmosfera, elettronica e cadenzata. Con “Moon and moon” il ritmo rallenta, lasciando grande liberta alla voce accompagnata meravigliosamente dal pianoforte. Una ballata struggente e ipnotica che prepara il palato al singolo, “Daniel”. Forte di una miriade di passaggi in radio, è il pezzo che riassume il suono di Bat for Lashes, concedendo qualcosa in termini di complessità, ma senza per questo essere meno interessante del resto. Il lato pop di una medaglia a più facce che continua a ribaltarsi. A conferma di questa semplice regola ecco “Peace of mind”, psichedelica, ipnotica e molto cupa, simile a “Two planets” per impostazione e atmosfera (qui l’influenza di Bjork è più che evidente). Il resto del disco viaggia sulle stesse coordinate, mantenendo molto alto il livello qualitativo. Su tutte va citata “The big sleep”, pezzo conclusivo di rara forza emotiva, dove Natasha duetta con Scott Walker in modo impeccabile e straordinariamente efficace. Una conclusione assolutamente degna per uno dei dischi più interessanti, originali e belli del 200, almeno per il momento.

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