«TEN - LEGACY EDITION - Pearl Jam» la recensione di Rockol

Pearl Jam - TEN - LEGACY EDITION - la recensione

Recensione del 24 mar 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Fare le classifiche è sempre tanto divertente quanto inutile. Ma state sicuri che "Ten" finirebbe in alto - molto in alto - in diverse ipotetiche top 10: il disco rock degli anni '90, il più bel debutto rock, il disco simbolo del grunge... E' chissà quante altre.
Riascoltare questo disco è un dovere ed un piacere. Ascoltarlo un imperativo, se vi piace il rock. Nei negozi c'è la ristampa definitiva, in 4 versioni diverse.
Non c'è un anniversario da celebrare: i Pearl Jam debuttarono discograficamente nel 1991, ed esplosero lentamente, qualche tempo dopo. Il ventennale arriva tra 2 anni, ma la festa è gia iniziata, insomma.
La storia racconta che i Pearl Jam misero assieme diversi musicisti di band di Seattle, che tra il 1989 e il 1990 si filavano in pochi. La formazione debuttò come Temple Of The Dog, con Chris Cornell dei Soundgarden alla voce, un progetto estemporaneo per celebrare lo scomparso Andrew Wood dei Mother Love Bone, da cui proveniva metà del gruppo. Già li compariva il futuro cantante dei Mookie Blaylock, poi Pearl Jam, Eddie Vedder. Avrebbe fatto la differenza, con la sua voce, il suo carisma, la sua rabbia: sarebbe diventato il "primo tra i pari" della più bella democrazia rock.
"Ten" è un esplosione di rock, chitarre, ritmo, psichedelia, intensità, rabbia musicale e lirica. Un capolavoro, punto e basta. Non sarebbe stato il disco che avrebbe fatto esplodere il grunge - l'onore spettò a "Nevermind" dei Nirvana, uscito poche settimane dopo - ma il suo posto nella storia è sullo stesso podio.
La ristampa dei Pearl Jam è un'operazione filologica ineccepibile. La versione base comprende il disco originale rimasterizzato e una versione completamente remixata da Brendan O'Brien, che al tempo non lavorava ancora con la band. Una versione più pulita e definit che non tradisce l'originale (le differenze ci sono ma sono sfumature, coloriture, livellamenti di piani sonori, un'attenuazione del riverbero sui suoni). Chiudono il tutto sei inediti, outtakes e demo: brani già noti come "State of love&trust" e "Breath", in versioni mai sentite o semi-noti come "Brother", apparsa in versione solo strumentale sulla raccolta "Lost dogs" (ma circolante nei bootleg anche in versione cantata).
Poi si aggiungono man mano il DVD dell'Unplugged del 1992 (un bootleg noto da tempo, sia in video che in audio: qua è presente nella versione completa, un vero capolavoro), la versione in vinile per arrivare al luossissimo Box che aggiunge un concerto del 1992 in vinile (ma scaricabile anche in MP3) una cassetta magnetica, riproduzione fedele del primo demo con 3 canzoni. Poi una quantità impressionante di gadget, compresa una riproduzione del quaderno di Eddie Vedder. Costa qualche soldo, inevitabilmente (attorno ai 120 euro), ma se siete dei fan sono soldi ben spesi perché il piacere dell'oggetto fisico è ineguagliabile in casi come questi.
Insomma: è così che si fa una ristampa di una pietra miliare del rock. Ineccebile da ogni punto di vista, da avere, in qualunque forma decidiate: non ci sono scuse.

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