«STEMS & SEEDS - Ben Folds» la recensione di Rockol

Ben Folds - STEMS & SEEDS - la recensione

Recensione del 17 mar 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se cercate in rete il termine "Loudness wars”, trovate una lunga serie di discussioni. Per farla breve: la tendenza degli ultimi anni è quella di incidere musica con livelli molto alti, comprimendo molto il suono (levando “dinamica”, ovvero alti e bassi e spazio tra i vari elementi). Il fine è quello di fare suonare meglio le canzoni su impianti a bassa fedeltà, dalle radio agli iPod.
I dischi vittima delle loudness wars sono molti, si dice: spesso anche le ristampe di album originariamente incisi in altro modo. Molti fan si lamentano di questo modo di “comprimere” i suoni in studio, molti artisti fanno di necessità virtù, essendo ormai una pratica comune.
E' qua che entra in gioco il disco di cui vi parliamo oggi: Ben Folds, qualche mese fa ha inciso un album, “Way to normal”; un disco di piano rock, genere di cui è maestro; meno introspettivo del precedente “Songs for Silverman”, “fatto per essere suonato forte”, dice lui. “Stems & seeds” è la versione remixata e decompressa di quell'album, pubblicata in seguito alle richieste dei fan. “Way to normal” era un gran bel disco e rimane un gran bel disco anche qua: Folds è maestro nel costruire canzoni semplici, ironiche, sulla scia del migliore Elton John e di Joe Jackson, e non lo scopriamo da oggi. Questo disco sembra riportarlo ai tempi d'oro dei Ben Folds Five, con un piglio più aggressivo.
Le differenze più evidenti di questa nuova versione sono l'ordine diverso e l'aggiunta di alcune bonus tracks in fondo. Per le differenze sonore, ci sono eccome: ma per sentirle c'è bisogno di un buon stereo. Insomma la “Loudness wars” riguardano probabilmente una minoranza di ascoltatori: semmai, come hanno fatto notare diversi artisti il problema è che i nuovi comodissimi strumenti digitali ci stanno abituando a standard di qualità sonora molto bassa, quello degli MP3. Le Loudness Wars sembrano più una risposta a questo problema che il problema in sé.
Ma il motivo vero per cui vi consigliamo questo album (che, ahinoi, si trova solo d'importazione) è che è in realtà composto da due dischetti. Il secondo contiene tutte le tracce del disco in versione GarageBand, ovvero remixabili a piacere con noto programma Mac. Lo fanno ormai in molti, fornire gli “stem” delle proprie canzoni ai fan, l'hanno fatto recentemente i Radiohead.
Ma qua le differenze sono due: innanzittutto c'è tutto l'album. Poi, le canzoni sono separate in 8/10 piste sonore (2/3 voci, due piani, due bassi e così via). Chi ha un minimo di esperienza di studio di registrazione sa che le piste di una canzone sono molte di più, ma questo è un compromesso onorevole tra la realtà e le 5 tracce fornite dai Radiohead per "Nude" (dove tutte le voci e gli effetti erano riuniti in una traccia unica ciascuno, per esempio). E vi assicuriamo che smanettare un po' sul mixer di queste canzoni è divertentissimo, per decostruire il sound di Ben Folds, e scoprire il basso distorto, o come viene costruito l'effetto di profondità della voce, anche solo per levare quel fastidioso effetto di pubblico live all'inizio di “Hiroshima”.
Insomma, un gran bel disco e un gran bel modo di gestire il rapporto con il proprio pubblico da parte di un artista sempre troppo sottovalutato.

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