«OUR SECRET CEREMONY - Julie's Haircut» la recensione di Rockol

Julie's Haircut - OUR SECRET CEREMONY - la recensione

Recensione del 12 feb 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Sembra ieri e invece sono già quasi tre anni e mezzo. Tanto è passato da “After dark, my sweet”, quarto disco dei Julie’s Haircut. Un (capo)lavoro che stupì tutti, classificandosi, tra l’altro, al secondo posto della classifica di fine anno (2006) di Rockol dei migliori dischi italiani. Un album che, almeno per il sottoscritto, non è mai andato nel dimenticatoio, per qualche periodo accantonato magari, ma poi, come succede per i grandi dischi rock, ripescato, riascoltato e riassaporato, col suo gusto lisergico e allucinogeno.
Sembra ieri e invece è “già” tempo del nuovo, quinto capitolo discografico della band di Sassuolo (Modena). Come successo anche in precedenza, “Our secret ceremony” è stato suonato dalla band in compagnia di un numero elevatissimo di ospiti e usando una varietà infinita di strumenti.
Ascolto l’album in una copia promozionale digitale e scopro solo dalle note allegate che la copia fisica è divisa in due dischi: il primo (sottotitolato “Sermons”) più orientato alla forma canzone, il secondo (“Liturgy”) dai suoni più dilatati. All’incirca la stessa costituzione di “After dark, my sweet”, seppur divisa in due CD. In realtà non si può dire che la distinzione sia proprio esatta e bisogna ammettere che lo spazio lasciato alla psichedelia è largamente maggiore di quello lasciato alla forma canzone, anche sul primo supporto. “Our secret ceremony” è un lungo viaggio, uno di quei dischi che riescono a coinvolgerti in maniera tale che quasi non ci si accorge delle pause tra una canzone e l’altra e, solo quando il disco finisce, ci si rende conto di essere stati dentro un’altra dimensione per novanta minuti. Si, la durata è veramente notevole: alcuni singoli brani sono vere e proprie suite lisergiche (si arriva quasi fino a 15 minuti), riportando inevitabilmente alla mente capostipiti del genere come i Grateful Dead, seppur più rock e contaminati dall’elettronica. Forse il titolo è proprio azzeccato: questo disco è una cerimonia segreta, dedicata esclusivamente a chi ama le atmosfere dilatate e sognanti che si creano con la musica psichedelica. E’ la nostra, non è per tutti. Gli altri rimarranno presumibilmente alla larga: chissà, forse è una fortuna, altrimenti che segreto è?

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