«LIBRO AUDIO - Uochi Toki» la recensione di Rockol

Uochi Toki - LIBRO AUDIO - la recensione

Recensione del 27 gen 2009 a cura di Davide Poliani

La recensione

C'è una lucidità lancinante nei dodici personaggi di questo libro audio, che non è una "Spoon River" di moribondi né un Necronomicon (pur citato - seppure non esplicitamente - dal "Necromante", quasi in chiusura), ma una confessione onestissima, un nervo scoperto che in pochi avrebbero avuto il coraggio di esporre così, dandolo in pasto al pubblico. Sono storie di provincia e di città, più o meno le stesse del Bugo di "Sentimento westernato" o degli Offlaga Discopax, con meno lirismo (che pure c'è, basta sapere dove cercarlo) e più crudele realtà. E' (anche) il quotidiano del The Streets di "A grand don't come for free", del quale gli Uochi Toki potrebbero benissimo essere il (più che degno) corrispettivo italiano, anche se nel loro, di quotidiano, c'è molto meno compiacimento in favore di un'analisi spietata - tipo autopsia, ma divertente, anche se certe volte c'è poco da ridere, e l'"Osservatore" lo sa bene - che prende pochissimi prigionieri e lascia sul campo molte vittime. Sono le storie del "Ladro", del "Piromane", ma anche de "Il nonno, il bisnonno", dei "Mangiatori di patate" e del "Ballerino": sono le storie, più o meno, di tutti noi, che gli Uochi Toki incollano a basi taglienti come lame, all'apparenza sporche, le stesse basi che li rendono insopportabili a "quelli che spendono uno stipendio di un poliziotto in una sera in discoteca", tanto per capirci. Che comunque non sanno cosa si perdono, gli ascoltatori che cercano in quell'insieme di codici musicali che oggi presso il grande pubblico vengono recepiti come "hip hop" solo la cassa fat, il riff di basso che fa vibrare lo stomaco e un paio di muggiti fatti dall'MC di turno prima di iniziare a rappare in un inglese incomprensibile, perché i pezzi degli Uochi Toki - chi li conosce dai tempi dei Laze Biose lo sa - non faranno mai da stacco ai balletti delle veline e non vi faranno mai sentire bene se messi a volume alto sull'autoradio mentre fate cruisin' tra un locale e l'altro di una qualsiasi ZTL. Anzi, vi faranno sentire male, più precisamente degli stronzi, ed è questo il loro bello, se vi andrà di stare al loro gioco: vi ricorderanno quanto di bello e di agghiacciante c'è in loro, in noi, nella loro e nella nostra vita, anche e soprattutto quando ci sembra imbrigliata in una routine banale e ripetitiva, ma in fondo rassicurante. Ci ricordano che non siamo mai al sicuro, ma che - alla fine - non è così grave.

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