«NARROW STAIRS - Death Cab For Cutie» la recensione di Rockol

Death Cab For Cutie - NARROW STAIRS - la recensione

Recensione del 28 mag 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Avevano qualcosa da dimostrare, i Death Cab For Cutie, e con questo “Narrow stairs” ci sono riusciti.
Dovevano dimostrare di non essere una truffa, la band lanciata tra i ragazzini da “The O.C.” (se avete visto qualche puntata di questa serie – a me è capitato solo recentemente – vi renderete conto di quante volte sono citati, oltre alla presenza sul palco in un episodio). E dovevano dimostrare di non essere la band indie svenduta alle major.
“Narrow stairs” è il secondo disco per la Warner, dopo il fortunato “Plans” (2005). Ed è altrettanto più bello. Basterebbero i 5 minuti iniziali di “I will possess your heart” per affermare che è un gran disco: un'intro strumentale ipnotica, giocata sul basso, come un mantra. Poi arriva la voce e la canzone si apre. Questi sono i Death Cab, e ti viene da pensare che sono diventati per caso un gruppo di moda, primi in classifica in America. Perché le loro canzoni sono sbilenche, de-strutturate, eppure melodiche.
Certo, in “Narrow stairs” azzeccano brani più diretti come “No sunlight” o “Cath”, un pop-rock quasi alla R.E.M.. Ma la loro sostanza è altra, quella di giocare con i suoni (“You can do better than me” cita i Beach Boys) e con i generi, ma con una propria personalità. Alla fine non assomigliano a niente altro se non a se stessi.
Se essere “indie” vuol dire provare, sperimentare nuove strade senza necessariamente scegliere la più semplice, allora i DCFC sono indie, anche se incidono per una indie. Ma al di là di queste etichette, sta il fatto che “Narrow stairs” è un disco solido e piacevole.

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