«THESE ARE THE GOOD TIMES PEOPLE - Presidents Of The U.S.A.» la recensione di Rockol

Presidents Of The U.S.A. - THESE ARE THE GOOD TIMES PEOPLE - la recensione

Recensione del 27 mag 2008

La recensione

Tra quanto di più divertente ci fosse in giro per trovare sollazzo a metà degli anni novanta vanno ricordati il cerotto che improvvisamente comparì ad ornare il naso di molti calciatori e una band originaria di Seattle con un nome di quelli che sono tutto un programma.
Di curioso e interessante questa band, oltre al nome, aveva un approccio che ribaltava diametralmente i canoni del grunge, il genere musicale nato proprio a Seattle qualche anno prima e che, a quei tempi, stava conquistando il mondo: tanto era tormentato e maledetto il grunge quanto erano scanzonati e cazzari i Presidenti, tanto era cupa e oscura la scena musicale della città della pioggia quanto era ironica e demenziale la vena artistica del terzetto.
Il cerotto fu una moda molto passeggera che (fortunatamente) ballò per una sola estate, la band non fece ballare molto più a lungo ma il quanto che basta per attirarsi le simpatie di un buon numero di fans. Dopo l’esordio fulminante nel 1995 con l’eponimo album, il secondo episodio – “The presidents of the united states of America II” – uscito l’anno seguente non bissò il successo degli inizi e il sodalizio si dette alla macchia gettando nello sconforto più nero – massì, esageriamo !!! – i devoti.
A dire il vero non fu un rompete le righe, come sembrò di capire sulle prime ai citati devoti, bensì mero ripensamento e meritato riposo che durò sino al 2000 quando i ragazzi rimisero insieme la squadra e tornarono sul mercato dando alle stampe il buon “Freaked out and small”, seguito nel 2004 dall’ancora migliore “Love everybody”, fino a giungere, seguendo l’olimpica cadenza dei quattro anni, ai giorni nostri e a “These are the good times people”.
Il nuovo album si apre con l’inno “Mixed up SOB”, dove SOB sta per "son of bitch", e, immediatamente, ci si ritrova a urlare a tonsille spiegate l’innocente parolaccia – ed è bellissimo urlare le parolacce ! – saltellando sulla sedia, sul divano, per la strada, in piedi in mezzo alla stanza, in cucina rischiando di affettare le dita e non il cavolo cappuccio.
Il nuovo album si chiude con “Deleter”, tre minuti al calor bianco, dove con l’aiuto della nera voce di Fysah Thomas e di una sezione fiati i ragazzi si inoltrano nei molto ritmati e poco battuti territori della funky music. (episodio felice ma isolato oppure gustosa anticipazione del lavoro che sarà dato alle stampe nel 2012 ? Ai posteri l’ardua sentenza)
Nel mezzo tra l’apertura e la chiusura “These are the good times people” si muove tra la sognante e lieve “Loose Balloon” – il palloncino che compare nella cover del cd - e l’irresistibile rockabilly di “Flame is love”. “Truckstop butterfly” è stretta parente del tema di Rawhide interpretato dai Blues Brothers nella indimenticabile omonima pellicola, “Bad times” è una signora canzone al quale l’unico difetto che si può trovare è quello di non riuscire a levarsela dalla testa prima di un paio di ore. Le altre canzoni presenti nell’album ci rassicurano del fatto che i PUSA (e vai di acronimo) non hanno perso verve creativa, leggerezza e il proverbiale sguardo ironico verso le cose del mondo, a partire dal titolo di questo nuovo lavoro.
Appello dedicato a chi ama il divertimento ma non sopporta la banalità: quattordici nuove canzoni dei PUSA sono disponibili in vari formati e reperibili seguendo diverse strade, sarebbe un vero peccato ignorarne l’esistenza.
Appello finale dedicato a chi ama il divertimento ma non sopporta la banalità: il 31 maggio 2008 i PUSA sono in concerto a Torino, sarebbe un vero peccato avere qualcosa d’altro da fare proprio quella sera lì.


(Paolo Panzeri)

TRACKLIST

01. Mixed up sob
02. Ladybug
03. Sharpen up those fangs
04. Bad times
05. French girl
06. Truckstop butterfly
07. Ghosts are everywhere
08. Loose balloon
09. Flame is love
10. So lo so hi
11. Poor turtle
12. Rot in the sun
13. Warhead
14. Deleter
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