«TRIBUTE TO BOBBY - Mick Hucknall» la recensione di Rockol

Mick Hucknall - TRIBUTE TO BOBBY - la recensione

Recensione del 20 mag 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Addio al marchio Simply Red, il rosso diventa solista e inizia a fare musica a suo nome. Non è un passaggio inusuale, quello di un artista che fa musica dietro il nome di una band, con la quale si identifica totalmente, e che ad un certo punto decide di abbandonare, seppure gradualmente. In Italia è successo a Max Pezzali nello svincolarsi dagli 883. Sta succedendo anche Mick Hucknall, che incidendo questo disco si è reso conto della voglia di cambiare aria.
Un cambiamento graduale, perché a questo disco seguirà ancora un tour d'addio nel 2009 e nel 2010, e da lì in poi il marchio andrà in soffitta.
Ma il cambiamento è graduale anche nella musica, perché l'atteggiamento (e la bravura) di Hucknall è sempre la stessa: prendere un suono black e attualizzarlo, fonderlo con il pop contemporaneo. Cambia il punto di partenza: i Simply Red si sono rifatti principalmente alla black music degli anni '70, qua Hucknall va a ripescare uno storico (ancorché poco conosciuto, qui da noi) soul legato alla black music degli anni '60, ne sceglie 12 canzoni dal vasto repertorio e le fa sue. Il risultato è un piacevole disco tra musica retrò e contemporanea: forse, per rendersi conto del taglio dato ad Hucknall a questa musica basta sentire l'iniziale “Farther up the road”, brano che Eric Clapton ha fatto suo per diverso tempo (memorabile la versione nell'altrettanto memorabile live “Just one night”). Poco blues, solo nella linea melodica, e invece percussioni, piano che segue un ritmo quasi da jazz elettronico contemporanea (quello di St. Germain e figliocci per intenderci). Insomma, un buon mix tra tradizione e modernità, forse in alcuni momenti sbilanciato su quest'ultimo versante: come nel singolo “Poverty”, che sembra uscire dritto dritto da un disco dei Simply Red.
Ma questa è una transizione morbida, si diceva: ciò che rimane uguale è soprattutto la splendida voce di Hucknall.
Insomma, un buon inizio per una nuova strada, parallela a quella che ha reso famoso questo artista. La prossima volta ci aspettiamo un po' più di coraggio, ma per oggi va benissimo così.

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