«ATTACK & RELEASE - Black Keys» la recensione di Rockol

Black Keys - ATTACK & RELEASE - la recensione

Recensione del 06 mag 2008

La recensione

Uno graffia la chitarra e canta, l’altro percuote senza tanti complimenti le pelli dei tamburi: il risultato è un rock blues rudimentale e sporco, irrobustito da riff elettrici di impronta hard. Come si fa a non pensare subito ai White Stripes? Midwestern come loro, cresciuti ad Akron, Ohio, vicino ai Grandi Laghi del Nord America, Dan Auerbach e Patrick Carney sono più rustici e naif, meno glamour e à la page di Jack e Meg White, anche se piacciono quasi altrettanto, ormai, alla gente che conta: colleghi, pubblicitari, produttori di film e di videogiochi (in più, esiste anche un fan site in italiano). Si assomigliano, le due coppie, per il modo in cui guardano un po’ di sbieco alla tradizione e alla musica del diavolo, con sincera devozione ma senza appiccicosa deferenza. Mai come in questo nuovo album, il quinto in carriera, che aggiunge qualche vitamina alla austera dieta base – sono della partita anche il battitore libero Marc Ribot e Ralph Carney zio di Pat, veterani della band di Tom Waits – sotto l’attenta regia dell’insospettabile Danger Mouse, metà dei Gnarls Barkley nonché produttore di grido entrato in contatto con loro per un progetto discografico con Ike Turner abortito a causa della morte improvvisa del “bad boy” del Mississippi. Che abbia una cultura musicale mica da ridere, il signor Brian Burton, non lo si scopre oggi (in “St.elsewhere”, per dire, non c’era solo “Crazy” ma anche una rilettura di “Gone daddy gone” dei Violent Femmes e un campione dal celebre tradizionale inglese “Geordie”, recuperato da un oscuro disco psycho-folk rock primi anni Settanta dei Tree). I seguaci della prima ora, come al solito, storcono il naso, perché i Tasti Neri hanno perso qualcosa della loro selvaticità. Ma se la loro musica non è più aspra e cruda come prima, mr. Mouse la scotta appena senza alternarne il sapore, un accenno di batteria elettronica qui, un sibilo di sintetizzatore là con l’obiettivo ben chiaro in testa: creare quello che Carney definisce un suono “forte e incasinato allo stesso tempo”. Ai Keys bisogna riconoscere il merito di avere avuto finalmente il coraggio di uscire dalla cantina di casa, senza poi spostarsi di molto: rifiutato l’invito di andare a Los Angeles si sono invece accampati nello studio analogico di un amico di Cleveland, Paul Hamann,“coperto di polvere, umido e frequentato da spiriti”. Su “Attack & release”, in effetti, incombe spesso un’atmosfera spettrale da film dei fratelli Coen, da America desertificata e imbambolata del terzo millennio. Sopravvivono i ruggiti feroci e primordiali che li hanno resi celebri (“I got mine”, “Strange times”), ma non pensate a un disco monolitico perché in “Same old thing” si registra addirittura l’intrusione di un flauto jazzato e l’iniziale “All you ever wanted” parte quieta sull’onda di una pigra chitarra acustica da sedia a dondolo sul portico. Bastano un banjo, un organo e qualche coro gospel per sparigliare le carte in tavola. E la voglia di giocare con gli arrangiamenti: prendete le due versioni, lato A e lato B, di “I remember when”, una dolcemente nostalgica e un po’ Fifties, l’altra spiccia e brutale, due sorelle gemelle che si assomigliano molto poco. Nei brani più “regolari”, “Lies” e “So he won’t break”, i Black Keys potrebbero ricordare i Drive-by Truckers, i North Mississippi All Stars, magari anche i Los Lobos: e va bene così, perché la voce di Auerbach è ben intonata alla cornice sonora e quei suoni saturati di chitarra solleticano le orecchie che è un piacere. Il meglio lo tengono per il finale, una ballata solida e ariosa intitolata “Things ain’t like they used to be” che sfoggia anche la bella vocina di Jessica Lea Mayfield, diciottenne cantante innamorata del country e del bluegrass. Sembra il rimpianto di un bel tempo andato ma non credetegli, col loro suono arrancante e arrugginito i Black Keys non sono dei passatisti. Più interessati, si direbbe, ai prossimi incroci che alle crossroads che si vedono dallo specchietto retrovisore.



(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. All you ever wanted
02. I got mine
03. Strange times
04. Psychotic girl
05. Lies
06. Remember when (side A)
07. Remember when (side B)
08. Same old thing
09. So he won’t break
10. Oceans and streams
11. Things ain’t like they used to be
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