«SOME PEOPLE HAVE REAL PROBLEMS - Sia» la recensione di Rockol

Sia - SOME PEOPLE HAVE REAL PROBLEMS - la recensione

Recensione del 30 apr 2008 a cura di Sofia Santori

La recensione

“Some people have real problems” potrebbe sembrare un avvertimento: sarò una ragazza strana, ci avverte Sia, ma c’è chi è messo molto peggio.
Australiana, cresciuta nella città di Adelaide, muove i suoi primi passi con una band di acid jazz (i Crisp) e nel 1997 realizza anche un disco solista, che passa però inosservato. Accortasi di voler diventare una cantante professionista, Sia sale su un aereo e parte per l’Inghilterra, dove comincia a lavorare come corista di Jamiroquai. La voce pulita e femminile, capace anche di sorprendere con sonorità inaspettatamente ruvide, piace alla Sony-Bmg che la mette sotto contratto .
Nel 2000 il sogno inizia a prendere forma quando il suo secondo album (“Healing is difficult”) viene pubblicato: in seguito all’uscita, Sia, che di cognome fa Furler, viene invitata a collaborare con artisti ai quali si è ispirata in passato, tra cui i Massive Attack e gli Zero 7 (è sua la voce in “Destiny”). Abbandonata l’etichetta ed entrata a far parte della Go! Beat Records, la cantante pubblica nel 2002 “Color the small one” e poco dopo l’ep “Don’t bring me down”.
Nel suo nuovo album, l’artista australiana si concentra sull’aspetto melodico dei brani, di carattere pop-jazz con un largo utilizzo di strumenti acustici, fatta eccezione per la bellissima “Buttons”: in questa canzone le sonorità strizzano l’occhio al primo capitolo della sua carriera, tra elettronica e rock, un brano che crea dipendenza.
Se è vero che le restanti 13 canzoni non sono una prova di originalità, rappresentano certamente un’ottima prova di qualità: ad aprire la tracklist è “Little black sandals”, che preannuncia il carattere introspettivo di tutto ciò che seguirà, come “Day too soon” e l’intensa “You have been loved”.
Per registrare “Academia”, Sia ha voluto con sé l’amico di vecchia data Beck: la sua voce è appena percettibile, si nasconde dietro quella della cantante lì dove il brano “si apre”, al momento del ritornello.
Il testo di “Academia” è uno dei più validi del disco, costruito su parole semplici ma ben organizzate: ne sono un esempio i versi “And if I am a number I’m infinity plus one / and if you are five words you are afraid to be the one / and if you are a number you’re infinity plus one / and if I am four words then I am needing of your love”.
Parole dedicate a un amore triste, invece, quelle di “Death by chocolate”: quanto è vero che non si può morire per una storia finita male, lo è altrettanto che prima o poi quel sentimento tornerà a farsi largo in un cuore spezzato, ci spiega Sia. C’è posto anche per una cover in “Some people have real problems”, si tratta di “I go to sleep”, originariamente interpretata dai Pretenders e apprezzata dai fan di entrambe le fazioni.
Durante un’intervista, la cantante australiana ha spiegato che il suo intento con questo disco era quello di “realizzare un album che non avesse età, di quelli che puoi ascoltare in qualsiasi era e continua ad emozionarti”, e pare che il compito sia stato portato a termine in maniera eccellente.
Unico neo: l’immagine di copertina. Secondo alcuni sondaggi, la foto di Sia che fissa il vuoto stringendo dei pennarelli per bambini tra le mani (con i quali sembra essersi appena impiastricciata il viso) è tra le più brutte mai realizzate. Nonostante ciò, la cantante potrebbe rivelarsi un’icona fashion: il suo caschetto biondo e i colori fluo dei suoi vestiti fanno già tendenza.

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