«KEEP IT SIMPLE - Van Morrison» la recensione di Rockol

Van Morrison - KEEP IT SIMPLE - la recensione

Recensione del 02 apr 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un altro disco di Van Morrison? Sì, un altro disco di questo irlandese scorbutico, ma grande. Abbiamo perso il conto di tutta la musica che ha prodotto negli anni, ma una cosa ce l'abbiamo in mente molto bene: non ha mai sbagliato un colpo. Non ha mai prodotto un disco meno che bello, e anche questa volta non fa eccezione.
Bisogna distinguere due filoni nella produzione di Van: i dischi “normali” e quelli a tema. L'album “country” dell'anno scorso, “Pay the devil” era di quest'ultima categoria, quella che ha avuto più alti e bassi – relativi, si intende. “Keep it simple” appartiene invece alla prima: non si rifà a qualche genere in particolare, ma è un pregevole esercizio di “celtic soul”. Insomma, come da tradizione, Van spazia dal blues al soul alle influenze della sua terra, con una grazia e una profondità che nessun altro può vantare. Il titolo dell'album dice tutto: semplicità, fin dalla copertina – persino banale – per arrivare al libretto -testi neri su sfondo bianco, credits, e basta. E poi la musica: l'ennesimo piccolo compendio del suo stile unico. Il climax del disco è la conclusiva “Behind the ritual”, che da sola vale l'album. Che, a ben vedere, è probabilmente inferiore all'ultimo disco “normale”, “Magic time” (2005), che conteneva più brani “Killer”. Ma forse è una distorsione prospettica, chi lo sa: è che Van Morrison ci ha abituato talmente bene, che è difficile, quasi rischioso parlarne male, e dire che un suo disco è più debole significa fargli un torto e fare un favore a tutti quei dischi “deboli” che vengono pubblicati, e che si finisce con il recensire con ben più indulgenza.

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