«SILK/SETA - Ryuichi Sakamoto» la recensione di Rockol

Ryuichi Sakamoto - SILK/SETA - la recensione

Recensione del 16 gen 2008 a cura di Luca Bernini

La recensione

Prima doverosa premessa: non ho visto il film. Seconda doverosa premessa: diversi anni fa avevo letto il libro, che mi era parso, soprattutto dopo i fasti di “Oceanomare”, una boiata. Ma questa colonna sonora è una delle cose migliori ascoltate ultimamente, e sarebbe un peccato che un lavoro del genere passasse inosservato solo perché Ryuichi Sakamoto sembra essere quasi “passato di moda”.

Dagli esordi della sua carriera, Sakamoto ha intrattenuto sempre profondi rapporti con la musica da cinema al punto da aver firmato alcune delle sue migliori pagine proprio per il grande schermo, e questo nonostante una florida carriera che l’ha visto prima leader della formazione avanguardista Yellow Magic Orchestra e poi, dall’inizio degli anni ’90, star di un certo pop raffinato e contaminato ritmicamente e cerebralmente. Accanto a questo universo sonoro multiforme, la musica da cinema di Sakamoto ha al contrario offerto sempre, nel corso degli anni, un immaginario tanto potente quanto fortemente evocativo. In esso emerge, forse più che nel resto dei suoi lavori, il DNA popolare dell’artista, con i continui riferimenti alla cultura musicale del suo paese e l’estrinsecazione dell’amore per la musica classica, sia giapponese che occidentale. Sakamoto è riuscito a rendere come nessun altro alcuni “giapponesismi” all’interno della sua musica fermandosi sempre un passo prima di cadere nel clichè, nello stereotipo. E’ stato così nel suo primo illuminante lavoro per il grande schermo, quel “Merry Christmas Mr. Lawrence” che lo vedeva anche in inusuali panni d’attore (al suo fianco David Bowie), è ancora così in questo “Seta”, la cui colonna sonora rappresenta veramente un condensato di magia, in cui vengono fuori tutti i grandi amori di Sakamoto, dalle citazioni Morriconiane (“Revolution”) alle incredibili aperture orchestrali, quasi sinfoniche, che si schiudono all’orecchio come le Porte d’Oriente, lasciando intravedere (immaginare) paesaggi incantevoli e segreti giardini d’inverno (“Silk – opening”). Il minimalismo pianistico fa risuonare la neve (“Village in snow”) regalando lezioni di grazia e profondità distanti anni luce da quanto oggi propongono i nuovi eroi del pianoforte, mentre bastano il minuto e diciotto secondi di “The love theme” per trovarsi di fronte a una melodia di abbagliante splendore, abbigliata solamente dell’inconfondibile suono del suo piano.

La colonna sonora di “Seta” schiude le porte di un viaggio, al quale è un piacere abbandonarsi anche senza aver visto né letto nulla di quanto la riguarda. Anzi, forse è anche meglio goderla così. Tornando per un attimo a immaginare paesaggi e scenari lontani ad occhi aperti, assaporando lentamente la magia – e il potere – della grande musica.

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