«CARRY ON - Chris Cornell» la recensione di Rockol

Chris Cornell - CARRY ON - la recensione

Recensione del 05 giu 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Di Chris Cornell abbiamo parlato parecchio, su Rockol, negli ultimi tempi: lo abbiamo intervistato (vedi news) e nell'area “Commenta” troverete una recensione del suo concerto milanese. Il personaggio lo merita, un po' per il suo ruolo davvero fondamentale nel rock negli anni '90, un po' perché sembra voler fare sul serio: dopo due gruppi (i Soundgarden prima, gli Audioslave poi), Cornell si mette da solo. “Carry on” non è il suo primo disco solista, ma arriva a 8 anni da “Euphoria morning”, intermezzo tra le due band che non ottenne grandi risultati.
Cornell vuole fare sul serio, si diceva, ma i risultati sono contrastanti: dal vivo è in gran forma, rispolvera tutti i suoi capolavori (e sono tanti), se ne riappropria. Su disco, invece, la questione è più complicata: “Carry on” non è da buttare, anzi, ma non chiarisce la direzione intrapresa. Insomma: Cornell vuole fare il rocker, il cantautore o il “crooner” moderno? In “Carry on” disco c'è tutto questo, e anche altro: a partire dal rock quasi grunge di “No such thing”, alle ballate alla “Black hole sun” come “Scar in the sky”, a pezzi più retrò come “You know my name” (già colonna sonora dell'ultimo James Bond).
Il problema è sopratutto un altro: il disco è ottimamente prodotto da Steve Lillywhite (già collaboratore di U2), ma mancano le grandi canzoni. In ogni disco che ha fatto, Cornell ne sempre azzeccate un paio sopra la media, anche con gli Audioslave (da “I am the highway” a “Be yourself”), ne aveva azzeccate diverse anche su “Euphoria morning”, che pure peccava proprio in produzione. Qua ci sono un po' di buone canzoni (sopratutto “Arms around your love”), ma nessuna davvero memorabile. Sarà un caso, ma in oltre due ore e quasi 30 brani presentati a Milano in concerto, solo 4 arrivavano dal disco nuovo.
Poi, rimane che quella di Cornell è una delle più belle voci degli ultimi 20 anni. Ma la sensazione è che questo album sia stato fatto troppo in fretta dopo la fine degli Audioslave (l'ultimo disco della band è di neanche un anno fa...). Un (bel) disco di trasizione, appunto.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.