«BIG - Macy Gray» la recensione di Rockol

Macy Gray - BIG - la recensione

Recensione del 04 mag 2007

La recensione

“The trouble with being myself”, l’ultimo recapito discografico di Macy Gray, risale alla tarda primavera di quattro anni fa. Il titolo di quell’album era la perfetta istantanea della vita di Macy, o, se preferite, di Natalie, come è più correttamente riportato nei registri dell’ufficio anagrafe, di quel travagliato periodo. Il disco – dannazione ! – rifletteva il suo pessimo stato di forma e non fu quel che si può definire un successo. Il tempo, però, a volte, sa essere galantuomo e può dare nuove possibilità a chi è caduto. Soprattutto se chi cade ha una voce benedetta cento volte da Madre Natura.
Nel 2007 questa voce unica è magnificamente al servizio di “Big”. Memori che è al titolo che bisogna guardare per scoprire il vero, non ci si può sbagliare: Macy è Grande. Grande è la produzione di will.i.am (le minuscole sono un puro atto di snobismo di Mr.Adams dei Black Eyed Peas) e di Ron Fair (uomo dalla trentennale esperienza e mentore di Christina Aguilera). Di Grande classe è la partecipazione a questo progetto discografico di personaggi quali Justin Timberlake, Natalie Cole e Fergie. Grande è la serenità di Macy che imbocca la via dell’umiltà rinunciando ad un poco del suo ingombrante ego, mettendo in campo talento vocale e testi autobiografici nei quali viene esorcizzato l’abbandono del marito e la nuova condizione di ragazza madre.
Il disco ingrana subito le marce alte con il perfetto soul di “Finally made me happy” dedicata ad un uomo forse un tempo importante ma che ora “...you finally made me happy/when you walked out that door...”, il controcanto di Natalie Cole è semplicemente delizioso. “Shoo Be Doo” e “What I gotta do” ricalcano nelle tematiche dei testi e nella struttura musicale il brano di apertura. “Okay” e “Get out” sono farina del capiente sacco di Justin Timberlake, uno che sa benissimo quali tasti premere per far ondeggiare il dance floor mentre Macy canta “You’re gone and i’ll keep singing my song i’m okay” oppure “Get out she don’t love you Macy don’t love you”.
“Glad you’re here” propone il duetto con Fergie in quello che è il secondo potenziale singolo del disco dopo “Finally made me happy”. Una canzone di vero soul che parla direttamente all’anima. “One for me” è il brano che la ragazza dell’Ohio si dedica, augurandosi che tra i miliardi di persone che popolano il pianeta Terra ce ne sia almeno Uno per me, un clarinetto, in sottofondo, soffia dolce. Il divertente incedere musicale di “Strange Behavior” si contrappone alla nera storia di una coppia felicemente sposata, di una pistola e di una polizza assicurativa di cui si narra nel testo della canzone.
Macy Gray in “Big” sembra avere domato il lato bizzarro e oscuro del suo carattere che troppe volte l’ha portata a vivere la vita come fosse un rodeo. Alla notizia dell’uscita di “Big”, in un forum per addetti ai lavori si poteva leggere questo messaggio: "Ma chi è l'idiota che ha fatto fare un altro disco a Macy Gray?". Beh, signor idiota, un grazie di cuore.


(Paolo Panzeri)
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