«REQUIEM - Verdena» la recensione di Rockol

Verdena - REQUIEM - la recensione

Recensione del 04 apr 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Chitarre distorte, oscurità (delle parole, della musica, dell'immagine di copertina), con improvvisi squarci di luce. Benvenuti nel mondo dei Verdena. Che un tempo sono stati la promessa del rock italiano, e oggi quella promessa l'hanno mantenuta eccome, ma forse non nel modo che ci si poteva aspettare.
Altro che “nuovi Nirvana”: giunti al quarto disco, a più di tre anni dal “Il suicidio del Samurai”, i Verdena con “Requiem” marcano ancora di più la loro scelta. Che è quella della strada più difficile, di una musica vera e autentica, ma anche dura e claustrofobica, che poco o nulla concede all'ascoltatore occasionale. Insomma, “Valvonauta” è sempre più lontani; anzi,con il senno di poi, è stata un grande fraintendimento.
“Requiem” è un disco cupo, fin dalla copertina, per proseguire nei quindici brani che lo compongono: scritti e suonati magistralmente dal trio bergamasco; l'album è un campionario di rock vero e ossessivo, come le chitarre e la batteria che subito aprono le danze in “Calisto” o in quella “Non prendere l'acme, Eugenio” (che ammicca, non a caso, ai Pink Floyd e a “Careful with that axe, Eugene”). Però poi ecco qualche squarcio di speranza, come “Angie” e “Trovami un modo semplice per uscirne” (entrambi con Mauro Pagani), due ballate semi-acustiche, che però sono solo dei lampi in un buio tanto bello quanto difficile da percorrere.
Sono una delle più belle realtà del rock italiano, i Verdena, e “Requiem” lo dimostra appieno. La sensazione, però, è che si siano rinchiusi sempre di più nel loro mondo, e che questo mondo musicale sia sempre più difficile da penetrare. E' quello che fanno i grandi artisti: andare avanti per la loro strada. Se avete voglia di seguirli, di perdervi nei rivoli distorti della loro musica, è un bella discesa all'inferno musicale. Ma dovete avere pazienza, perché qua non c'è nulla di scontato, e ci sono pochi appigli a cui tenersi, quando perderete l'orientamento.
Dove andranno i Verdena, dopo “Requiem”? Per ora, c'è questo disco, difficile fare previsioni. Ma percorrere questa strada è un (bel) rischio, per il gruppo bergamasco. C'è una via di mezzo tra “i nuovi nirvana” e la disperazione musicale di questi brani, ma non è detto che i Verdena la stiano cercando.

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