«THE VERY BEST OF THE WARNER BROS. YEARS - Elvis Costello» la recensione di Rockol

Elvis Costello - THE VERY BEST OF THE WARNER BROS. YEARS - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione


Che quello tra la Wea e Elvis Costello fosse ormai da tempo un rapporto in crisi erano in molti a saperlo: accasatosi ormai il folksinger di origine irlandese alla Virgin, la Wea ha pensato bene di limitare i danni pubblicando quest'antologia di MacManus che contempla, come suggerisce il titolo, materiale tratto dai lavori pubblicati proprio per la Wea. "Questo album contiene un paio di hits, alcuni pezzi che potreste aver sentito alla radio e una selezione assai personale delle mie registrazioni per la Warner. Messe insieme, queste sono le canzoni che vorrei presentare ancora una volta agli ascoltatori. Se solo potessi tenere un diario..." ammette candidamente MacManus nel presentare queste canzoni e di seguito aggiunge: "Vorrei ringraziare la gente della Warner Bros. per avermi dato la possibilità di registrare quando volevo e quello che volevo, anche se, in alcune occasioni, ciò è successo per un'altra etichetta. Il mio rapporto con la Warner Bros ha conosciuto degli alti e dei bassi. Le brave persone sanno quali sono. Le cattive sanno dove vivo. Il senso di fallimento è diventato con il passare del tempo sempre più forte ma so anche che ci sono cantanti e gruppi che sarebbero felici anche di avere il più piccolo dei miei successi. E' facile iniziare pensando di avere il diritto ad essere ascoltati. Sono molto orgoglioso di aver comunque avuto un pubblico così curioso". Il dispiacere di Costello è anche il nostro, visto che sono lontani i tempi in cui brani come "Everyday I write the book" facevano il giro del mondo tra televisione e radio: il Costello di oggi è un signore ancora inquieto, ma immalinconito dall'aver perso l'appeal di qualche anno fa nei confronti del suo pubblico. D'altra parte le sue sono canzoni semplici e geniali nel migliore dei casi, e rimangono invece delle composizioni ordinarie quando non vengono illuminate da uno dei suoi colpi di genio, con il passare del tempo sempre meno frequenti. Tra gli album che forniscono materiale per questa raccolta se se salvano decorosamente soltanto un paio, "The Juliet Letters", esperimento classicheggiante realizzato in coppia con il Brodskji Quartet, e poi il più recente "All this useless beauty", una sorta di formale protesta verso un mondo che non sa apprezzare la bellezza. In ogni caso, se non avete albums come "Mighty like a rose" e "Spike", oltre ai due succitati, questa è la raccolta che potrebbe fare al caso vostro...provateci, perché potreste rimanere sorpresi. Mai dare per spacciata l'intelligenza...

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