«HABEMUS CAPA - Caparezza» la recensione di Rockol

Caparezza - HABEMUS CAPA - la recensione

Recensione del 30 mar 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ogni tanto i percorsi della musica sono strani. Anzi sono fin troppo prevedibili. E’ il caso di Caparezza, che più di due anni fa è diventato “inaspettatamente” un caso con “Fuori dal tunnel”, uno dei tormentoni del 2004. “Inaspettatamente” tra virgolette perché chi conosceva già il rapper pugliese sapeva che era uno che non le manda a dire, autore di brani ricchi di idee (pure troppe), e per questo non sempre immediati. Un successo, invece, molto prevedibile se si pensa a come è successo: prendi una canzone, fai finta che valga solo per il suo ritornello e non per quello che dice nel resto del testo(“Sono fuori dal tunnel-le-le del divertimento-oh-oh”…); piazzala come sigla di un programma TV (“Zelig”) e guardala esplodere.
Ma Caparezza è molto di più di quella canzone, e di quel successo: lo dimostrava già “Verità supposte”, e lo dimostra a maggior ragione questo terzo album, “Habemus capa”. Che è un disco bello, complesso e che non cerca di capitalizzare il successo di “Fuori dal tunnel”, anzi.
“Habemus capa” è una sorta di concept album in cui Caparezza si diverte ad inscenare la propria morte in una serie di strani personaggi, il ragazzino sedicenne di “La mia parte intollerante” (il primo singolo), il secessionista di “Inno verdano”, la famiglia spettatrice televisiva di “The auditels family”, e così via. Alla fine Capa risorge, nella title track.
Insomma, ci sono più idee in queste canzoni di quanto molti artisti hanno in una carriera intera, E non solo dal punto di vista lirico (da questo punto di vista le rime di Capa lo attestano come uno dei migliori scrittori di canzoni italiane, senza dubbio), ma anche dal punto di vista musicale; in questo (e solo in questo, perché la “visione del mondo” è, per fortuna, completamente diversa) Capa assomiglia ad Eminem: ha creato per le sue rime un impasto musicale solido, che spazia in diversi generi, dal rock all’hip-hop, con estrema naturalezza.
Il bello è che “Habemus capa” è un disco che riesce a stordirti con i suoi continui giochi di parole, le sue continue citazioni, i suoi continui salti musicali; ma contemporaneamente è un disco assai piacevole, senza essere piacione come era “Fuori dal tunnel”.
Insomma, onore al coraggio e onore alla capacità di Caparezza di andare avanti: Habemus Capa è un disco fuori dagli schemi, come ce ne sono pochi, e come pochi sono in grado di fare.

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