«LA FANTASTICA STORIA DEL PIFFERAIO MAGICO - Edoardo Bennato» la recensione di Rockol

Edoardo Bennato - LA FANTASTICA STORIA DEL PIFFERAIO MAGICO - la recensione

Recensione del 16 dic 2005 a cura di Paola Maraone

La recensione

Per chiudere la sua trilogia di favole rock, a distanza di quasi tre decenni da “Burattino senza fili” e “Sono solo canzonette”, Bennato ha chiamato a raccolta 18 colleghi artisti che – una canzone a testa – hanno contribuito a realizzare il progetto. Si tratta di questo: non un album di duetti, ma un mosaico di brani equamente che storiche colonne del pop italiano e emergenti di varia natura si sono equamente suddivisi. Pescando in mezzo al repertorio più o meno recente di Bennato, ognuno ha scelto personalmente quale canzone interpretare e l’ha arrangiata secondo il proprio gusto e stile, in alcuni casi destrutturando e ri-strutturando completamente la versione originale di Bennato.
L’esperimento dà risultati interessanti e alterni. Il compito di aprire il disco spetta al padrone di casa, che lo fa alla sua maniera, in un brano piacevole e un po’ reggaeggiante che conserva però una spiccata impronta bennatiana.
E poi, tra i momenti più felici, “Sono nata in una grande città” (Irene Grandi), “La televisione che felicità” rivisitata da Max Pezzali in chiave 883, il buon blues di Neffa (“Addosso al gatto”), lo ska di Roy Paci in “Assuefazione”, il calore rock di Piero Pelù (“La città trema”), “Allora da chi” rifatta dai Velvet in chiave modernista; mentre convincono meno “Ogni favola è un gioco”, rivisitata da Raf in maniera un po’ troppo filologica, e “Detto tra noi” di Jovanotti, da cui ci aspettavamo un guizzo creativo in più. Comunque il marchio di Edoardo si sente sempre, eccome: che i brani virino in direzione rock, blues, ska o addirittura lirica (vedi Maria C. Chizzoni e il Quartetto Flegreo in “Troppo troppo”: chiave, peraltro, perfettamente convincente) Bennato resta sottotraccia in modo più o meno evidente, ma non scompare mai. Come resta perfettamente visibile, e condivisibile il suo messaggio sociale, da sempre contro “l’arroganza e la supponenza della classe dominante foraggiata dall’indifferenza delle persone”. E contro “l’apatia nei confronti di determinate cose, che lascia campo libero a chi intende comandare”. Per finire, contro “la rassegnazione e la scarsa consapevolezza della gente”. Provocatore a oltranza, critico super partes, da sempre schierato non dalla parte dei potenti ma da quella dei piccoli e dei deboli, lontano da furbizie commerciali e giochi politici, il cantautore partenopeo è un caso unico nella storia del pop italiano. E infatti forse solo a lui poteva riuscire la delicata e difficile operazione di mettere assieme, su un disco, tanta gente diversa. Da premiare, quindi, anche solo per il coraggio.

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