«IL DONO - Renato Zero» la recensione di Rockol

Renato Zero - IL DONO - la recensione

Recensione del 23 dic 2005 a cura di Luca Bernini

La recensione

A oltre trentacinque anni di distanza dai suoi esordi, Renato Fiacchini è oggi più che mai “RenatoZero”, artista, personaggio di costume, icona glam, guru salvifico, e tanto altro, tutto racchiuso in quelle due parole, nome e cognome, che ormai sono un tutt’uno. Cresciuto, imborghesito e ingrassato quel tanto che basta a trasmettere tranquillità e opulenza, “RenatoZero” è talmente lui da aver essere divenuto caricatura nelle mani di comici e cabarettisti, sosia e figuranti (la parodia che ne offre Panariello è solo la prima e più famosa di una lista infinita e altrettanto affettuosa). “RenatoZero” è un trademark, in tutto quello che fa: per come parla, per come canta, per come scrive. Per i costumi indossati negli spettacoli live, che non rinunciano mai a stupire anche ora che l’età a volte gli impone minimalismo e sobrietà; per quella voce chioccia con l’intercalare romano che il tempo ha mitigato ma non cancellato; per l’utilizzo sui generis della lingua italiana sempre in bilico tra raffinatezza e strafalcione.
“Il dono” è un album non annunciato, e di fatto fuori tabella di marcia per chi, come lui, è ormai abituato a pubblicare album con una certa pigrizia. Era del 2003 “Cattura”, lavoro seguito nel 2004 dal doppio live “Figli del sogno”, e a neanche due anni di distanza arriva adesso una raccolta di nuove canzoni: un dono insperato per i fans, un momento di ritrovata creatività per lui, che con questo disco approfitta per celebrare la gioia dell’essere diventato nonno (credo fossero in molti a non immaginare nemmeno che fosse padre) e dedicare un pensiero commosso al suo “non più segreto ispiratore”, Karol Wojtila.
“Il dono” è un disco coerente e ispirato, forse anche migliore di “Cattura”; un lavoro che va in scia ai suoi più recenti, mescolando in modo quasi faraonico orchestre ed elettronica, strumenti rock e banda, come mette bene in mostra il primo estratto di questo lavoro, il singolo “Mentre aspetto che ritorni”. I testi, dal canto loro, sono marchio di fabbrica anch’essi: parole a tratti talmente retoriche da risultare imbarazzanti (vedi il testo di “Stai bene lì”, un’avvelenata requisitoria contro l’America che diventa l’occasione per sbandierare in un unico polpettone tutti i tesori nazionali nostrani, da Amalfi e la Reggia di Caserta fino ai Savoiardi del Chianti, gli spaghetti, Leopardi e Puccini), ma d’altra parte RenatoZero è fatto così: crede nel luogo comune proprio in quanto luogo comune, e quindi territorio della “gente”, da sempre suo unico riferimento (lo dice bene in “L’esempio”). Così arrivano il brano sugli extracomunitari (“Dal mare”) e quello sulla tolleranza religiosa (“Immi ruah”, titolo che significa “spirito divino” in ebraico), anche se il nucleo portante di questo nuovo album è proprio il presente, fatto di doni che sono come frutti da assaporare. RenatoZero celebra la sua vita (“Una vita fa”), il suo mestiere (“D’aria e di musica”), lo slancio ecumenico (“La vita è un dono”, “L’esempio”), l’amore e il non amore (“Ti stupirai”, “Fai da te”) e lo fa con passione e arte, sul filo di canzoni prodighe di archi e fiati da colonna sonora, pianoforti che si arrampicano su arrangiamenti tronfi ed emozionanti. Insomma, il modulo che aveva portato bene per “I migliori anni della nostra vita”, qui è usato con somma generosità. Nella sua infinità bontà, RenatoZero ci regala anche una goccia di veleno, questa volta dedicata al mondo delle radio, inetto e sempre più addomesticato e addormentato da jingle pubblicitari e una programmazione poco originale: “Radio o non radio”, questo è il titolo del brano, potrà non sorprendere, visto che una tale critica arriva – e decisamente fuori tempo - dall’unico che ormai, al di là del bene e del male, possa permettersi di farne a meno, ma non si può non dare atto a RenatoZero di aver detto – come spesso gli succede - quello che molti suoi colleghi pensano ma per opportunità o paura di ritorsioni non metterebbero in una canzone. Rispetto.



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