«FESTA - Alex Britti» la recensione di Rockol

Alex Britti - FESTA - la recensione

Recensione del 09 ott 2005 a cura di Paola Maraone

La recensione

Insoliti sospetti. Sono Alex Britti e Maurizio Costanzo, inusitata coppia creativa al lavoro su musiche e testi di tre tracce del nuovo album del cantautore romano. Del resto Costanzo, anche se non tutti lo sanno, è paroliere da sempre: suo anche il testo di “Se telefonando”, interpretato da Mina nel ’66. In “festa” le canzoni con lo zampino del padre della camicia coi baffi sono “…E dopo cercami”, “Quanto ti amo” e “Polvere di marmo”, variegate riflessioni su coppie in crisi: “La solita cotta, la storia più banale, e non ci capivamo e io ci stavo male”; “Non servirà portare via l’armadio dare la colpa a chi ti sta vicino, accusarmi di essere ancora troppo bambino”; “E allora distruggimi però rispettami … ignorami e dopo cercami”. Sulla collaborazione Britti ha spiegato, “E' stata l'amicizia ad avvicinarci; anche se di lui tutti hanno presente l'immagine televisiva, io sono un fan del Costanzo autore di teatro e canzoni: lavorare con lui è stato bellissimo”. E in effetti dopo l’esperienza del disco Alex ha scritto anche un musical con Costanzo. È forse questa la parte più curiosa di “Festa”, che per il resto è coerente con il resto della produzione di Britti, a sua stessa detta un bluesman prestato al pop.
Se vogliamo, questo è un album un po’ più introspettivo rispetto alla produzione precedente, in cui Britti, che ormai va verso la quarantina, si permette il lusso di divagare un po’ e contaminare con musiche aliene rispetto alla leggera da classifica. Dice lui che ascolta Thelonius Monk, Nick Drake ma anche Aphex Twin, Fatboy Slim e Chemical Brothers, e che tutto questo in “Festa” si sente: sarà, ma a noi sembra che su tutto predominino atmosfere jazz e un blues acustico che occhieggia al cantautorato tradizionale. Arrangiamenti di matrice elettronica a completare il tutto, per un lavoro omogeneo e maturo, in cui una canzone fluisce idealmente nell’altra come in un continuum sonoro – il che è un bene perché indica unità di pensiero, un male perché è sempre in agguato il rischio-magma, il rischio cioè di confondere un brano con l’altro e che nessuno si distingua davvero. A un ascolto approfondito, funzionano abbastanza – e spiccano un po’ sulle altre - la latineggiante “Festa”, che dà il titolo all’album, e poi “Tornano in mente”, un po’ jazz, un po’ cupa, e poi l’attacco agguerrito di “Prendere o lasciare”. Ma la sensazione è che Britti, da artista maturo qual è, sia ora arrivato a un bivio e debba scegliere se crescere davvero o eclissarsi, perché in “Festa” un pezzo come “Solo una volta (o tutta la vita)” non c’è, e non c’è nemmeno un “Oggi sono io”; o in alternativa darsi definitivamente ai musical, che non è poi un brutto mestiere.

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