IN YOUR HONOR

BMG (CDx2)

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di Gianni Sibilla

“I was in the greatest fuckin' band in the world, Nirvana!”, dice un ubriaco David Grohl: è una scena nel documentario che accompagnava un’edizione limitata di “The colour and the shape”, secondo disco della band.
Grohl doveva avere bevuto davvero parecchio. Se c’è un dato è che, liti con Courtney Love a parte, non ha mai sfruttato la sua appartenenza alla band di Kurt Cobain per ricostruirsi una carriera musicale. I suoi Foo Fighters hanno vissuto di luce propria, producendo dischi sempre dignitosi quando non belli; rock, ma non grunge: ovvero che non sfruttavano più di tanto né plagiavano le sue radici musicali.
Questo doppio album, “In your honor” conferma tutto questo. Arriva dopo il disco più debole della carriera della band, “One by one” (2002) e riporta in alto, anzi altissimo le quotazioni del gruppo. Perché è ambizioso: è doppio, un cd elettrico e uno acustico. E perché le ambizioni sono giustificate, una volta tanto: raramente mi è capitato, in un periodo di dischi logorroici e troppo lunghi – di ascoltarmi un disco doppio con questa fluidità, con la stessa voglia di rimetterlo su da capo alla fine, quasi senza accorgerti del tempo che è passato da quando hai iniziato ad ascoltarlo.
I Foo Fighters non inventano niente, neanche stavolta, è chiaro. Ma nel primo CD offrono una lezione di stile a chiunque voglia fare rock: canzoni secche, dirette, come il singolo “The best of you” o la title track, che grondano chitarre elettriche e ammiccano al pop (una vecchia passione di Grohl, sempre presente nei dischi dei Foos), oppure si dilatano come nella bellissima e conclusiva (del primo CD) “End over end”. Grohl è uno che sa scrivere gran canzoni, è chiaro. Non ha la forza e l’impatto del suo compianto compare Cobain; ma è più compatto, regolare: sentendo le sue canzoni sembra di fare un ripasso di storia del rock.
In versione “unplugged” la sua capacità compositiva viene fuori ancora meglio. Grohl gioca su diversi piani, ora arrangiando le canzoni, come nell’iniziale “Still”, ora suonandole solo con la chitarra acustica (“Another round”), ma sempre mantenendo l’impianto acustico.
Insomma, un gran bel CD: per una volta un doppio album che ha una vera ragione di essere tale, non la semplice incapacità di “editing” degli artisti. “In your honor” è un disco straconsigliato a chi vuole ascoltare del buon vecchio rock ‘n’ roll nelle sue diverse sfaccettature.