«COLLABORATIONS - Sinéad O'Connor» la recensione di Rockol

Sinéad O'Connor - COLLABORATIONS - la recensione

Recensione del 03 giu 2005

La recensione

Eccola, la figliola prodiga del rock. E’ lei, Sinead O’Connor, la ribelle. Quella che dopo averne combinate di tutti i colori (compreso fare musica stupenda, inaugurare un tipo di canto femminile poi limitatissimo e stracciare la foto del papa in diretta TV), aveva dichiarato il ritiro. Un annuncio presto rimangiato; ma questo “Collaborations” non è il disco nuovo a cui la cantante irlandese sta lavorando, e che si dice essere reggae. No, questo è un antipasto, di quelli forse un po’ dubbi perché sanno di sfruttamento discografico, ma assai gustoso: il titolo promette delle collaborazioni, dei duetti, ma non si tratta di materiale nuovo. In “collaborations” trovate raccolte dalla Emi le partecipazioni più importanti di Sinead in dischi e canzoni altrui. Ne ha fatte, eccome se ne ha fatte, e la lista che trovate qua sotto è impressionate: va dai Massive Attack agli U2.
Un disco di tal fatta non può che essere assai disomogeneo e vario. Ci sono almeno due motivi per consigliarvelo, però. Il primo è che sono tutte collaborazioni degne di questo nome: la voce di Sinéad non è pressoché mai in secondo piano; insomma, se volete ascoltarla o riscoprirla, qua c’è pane per i vostri denti. Il secondo motivo è che la maggioranza di queste collaborazioni è di derivazione elettronica: trovate un campionario di nomi dal genere, come gli Asian Dub Foundation, i Massive Attack, o quella mischiata con il folk degli Afro Celt Sound System. Anche gli altri suoni sono notevoli, dal reggae dei Blockheads, al rock di The The e degli U2 (gran bel pezzo, “I’m not your baby”, del periodo “Pop”, pubblicato per una colonna sonora di Wim Wenders), al folk di Damien Dempsey (“It’s all good” è una ballata struggente e davvero toccante). Insomma, non aspettatevi grandi novità da “Collaborations”, ma solo di riscoprire una manciata di canzoni ora buone, ora grandi (un’altra impedibile, ma nota, è “Blood of Eden” di e con Peter Gabriel), e una grande voce, che quando non si perde in polemiche o nell’irrequietezza del personaggio, fa davvero venire i brividi.

(Gianni Sibilla) .
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