«TO THE 5 BOROUGHS - Beastie Boys» la recensione di Rockol

Beastie Boys - TO THE 5 BOROUGHS - la recensione

Recensione del 15 set 2004 a cura di Davide Poliani

La recensione

Prima ancora di iniziare a parlare di "atti d'amore", di "città ferita" e di tutte quelle cose che possono parzialmente caratterizzare "To the 5 boroughs" (che fin dal titolo è dedicato alla natia New York), non possiamo fare a meno di notare una cosa: i Beastie Boys non sono cambiati.
Renitenti ad ogni (nuova) scuola e moda apparsa in questi anni, i ragazzi bianchi che seppero conquistare il gotha (rigorosamente nero) del rap quando Eminem era ancora Marshall e si faceva menare sui banchi di scuola, non hanno saputo rinunciare al loro stile. In maniera assolutamente consapevole, Mike D e soci hanno avuto il coraggio di pubblicare, in un periodo nel quale la musica fatta coi famosi "2 turntable and a microphone" è scossa dalle proprie fondamenta da gente come Outkast e cLOUDDEAD, un album di hip-hop quanto mai classico e "stilizzato", costruito sulle solide basi create dalle sapienti mani del fido DJ Mixmaster Mike.
"Vogliamo farvi muovere il culo", ammettono candidamente i nostri, senza mostrare il minimo imbarazzo: e questo, in un certo senso, rappresenta già una garanzia. Certo, c'è poi da considerare un altro aspetto, assolutamente fondamentale: i Beastie Boys rappresentano, da sempre, New York. Ed è quindi comprensibile che, dopo aver vissuto la grande tragedia americana di tre anni fa, e dopo aver visto un pistolero bellicoso e scarsamente alfabetizzato insediarsi in maniera dubbia nella Casa Bianca, i nostri abbiano perso la pazienza e la voglia di far ridere a tutti i costi. E la rabbia, in "To the 5 boroughs", è espressa in due modi: da una parte in modo tutto sommato classico, attraverso le lunghe liriche, le rime pungenti, le invettive (ormai poco goliardiche) e le "tirate" a Bush e soci, così come nell'invito (rivolto appunto "ai 5 distretti", cioé a Brooklyn, Manhattan, Queens, Staten Island e Bronx) a tenere duro. Dall'altra, in modo sottile: "To the 5 boroughs" è un disco frettoloso, nella realizzazione. Si intuisce, ascoltando tra le tracce, una certa urgenza (peraltro mai nascosta dallo stesso gruppo), una reale e genuina fretta di "chiudere" perché gli eventi non concedono tempo. E' forse questo l'aspetto più bello ed interessante in questo nuovo capitolo della saga dei Beastie Boys: la consapevole e grezza spontaneità, dettata anche e soprattutto da ragioni extra-musicali (le primarie in autunno, tra le altre), che porta una band dall'esperienza ormai pluri-decennale a non vergognarsi di un prodotto affrettato e poco meditato. Nessuno si aspetti, quindi, svolte o innovazioni dai ragazzi di "Fight for your right": per quello ci sono altri posti e altri luoghi. Se li avete amati, però, e li amate ancora, ascoltatelo "To the 5 boroughs": pochi artisti della loro levatura sanno ancora mettersi a nudo così bene. E stavolta non (solo) per farvi ridere...

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