«L'EQUILIBRISTA - Pupo» la recensione di Rockol

Pupo - L'EQUILIBRISTA - la recensione

Recensione del 16 ago 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

La storia della sua vita in cinque puntate, “Il funambolo”, è andata in onda questa primavera su Raitre, e chi per snobismo non ha seguito la trasmissione ha fatto un grave errore. Partito dalla provincia (Ponticino, Arezzo) Enzo Ghinazzi in arte Pupo è personaggio interessantissimo. Poco interessato al soldo e ai calcoli, decisamente contrario alle “ospitate”, alla sovraesposizione, alle Isole dei famosi, Pupo fa solo quello in cui crede (o così dice), per sua stessa ammissione vive “come uno zingaro”, immerso nelle sue contraddizioni; non rinuncia a girare in Mercedes anche se non è mai riuscito ad andarsene dalla casetta che suo padre, postino, costruì decenni fa. Ha tirato su dal nulla un maestoso albergo, il Country Hotel: grandi vetrate che si affacciano sulla strada maestra da un lato e sul nulla dall’altro, in un posto in cui al massimo avrebbe avuto senso mettere in piedi in un agriturismo – albergo fallito nel 1994 e oggi tristemente abbandonato, debiti per tre miliardi. Pupo è anche quello che in una sola sera al casinò perde 130 milioni e poi chiede i soldi in prestito agli amici Tozzi, Mogol, Morandi (l’unico a non rivolerli indietro, per la cronaca, è Morandi). E poi, quello che, sposato da trent’anni con la stessa donna – Anna – è arrivato, racconta, ad avere 10 amanti contemporaneamente, e occhei, magari questa è un’esagerazione, però è senz’altro vero che da quindici anni porta avanti una relazione parallela, alla luce del sole, con Patricia. “E’ una questione di rispetto e di onestà”, spiega lui, “Patricia mi chiede di aiutarla a montare i mobili dell’Ikea, Anna di portare a scuola la figlia piccola”, e questo aspetto - dai contorni surreali - della vita di Pupo ci permette di cominciare a parlare del suo disco: l’Equilibrista appunto, un titolo azzeccato per un tipo come lui, sempre in bilico tra il disastro e la gloria. A proposito di infedeltà, nell’album una canzone è il vero manifesto del Pupo-pensiero: s’intitola proprio “Tradimento” ed è una delle più azzeccate del disco, leggera e divertente, onesta per quanto può esserlo, inedita come il brano che dà il titolo al disco. E che, assieme a un altro inedito, “Rouge et noir”, rappresenta la parte migliore di questo lavoro: canzoni impreviste, scritte probabilmente di getto, autoironiche anche se – inevitabilmente – autoreferenziali. Lontane dal Pupo di “Un amore grande”, “Forse”, e “Firenze S.M.N”, successi anni Ottanta reincisi, adesso, in presa diretta, qui chiamati a chiudere l’album (se si eccettua la ghost track di un pezzo che non sveliamo).
La verità è che il vecchio Pupo, qui dentro, sfigura. Perché a sorpresa, la parte migliore del disco è quella del Pupo nuovo che compare in cinque brani appena perché lui non se l’è sentita di affrontare un intero album di inediti. Peccato: ci sarebbe piaciuto, se si fosse preso più spazio per sé. Chi l’avrebbe mai detto? La canzone “L’equilibrista”, tra l’altro, è stato scelta per far da colonna sonora alle trasmissioni di Mammuccari, Bonolis, Fiorello: segno che qualcun altro si è accorto di lui. Per finire, a noi è piaciuta anche la cover di “Don Raffaè”, la sesta traccia, composta e garbata. Proprio come Pupo: davvero sorprendente.

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