«WOP - Raiz» la recensione di Rockol

Raiz - WOP - la recensione

Recensione del 21 giu 2004 a cura di Giulio Nannini

La recensione

Guai a considerare “Wop” il proseguimento del sound Almamegretta. Quello è ormai un discorso chiuso per Raiz. L’esordio del cantante e leader della formazione partenopea è un crocevia fra innovazione e tradizione, con sonorità sospese tra sperimentazione e world music dal sapore mediterraneo, nel tentativo di rivitalizzare la canzone d’autore napoletana. Nel disco assurge con orgoglio l’individualità di Raiz, forse tenuta a freno negli Almamegretta in favore della band. Si tratta infatti di canzoni che non avrebbero sicuramente trovato cittadinanza nello stile degli Alma. Meno sperimentazione e ricerca sonora, eliminate le incursioni dub, emergono delle vere e proprie pop songs, come dimostrano “Dietro il tuo chador” oppure “Tu che non ci sei”.
Il titolo, “Wop”, deriva dalla storpiatura che gli americani davano alla parola “guappo”. “Wop” è l’acronimo di “without paper" o "Without passaport” e si riferisce al timbro che gli americani mettevano sui passaporti degli italiani emigrati. Raiz utilizza una sigla burocratica per indicare gli stranieri in arrivo negli States senza uno straccio di documento. Nella title-track afferma proprio questo concetto e canta: “I’ sogno italian, nuje simmo tutti ammiscati, tu che ce vuo’ fa? Simmo ‘e pate ‘e tanti figli, forse è chesta ‘a verità… So’ francese, i so’ spagnolo, sogno pure ‘mericano, faje cchiù ampresso chiamarme napulitano”.
Nel disco la lingua diventa un mezzo di comunicazione universale: si alternano italiano, inglese e napoletano come fossero un unicum, amalgamando stili diversi come il reggae, il soul, la canzone napoletana, sapori mediorientali, ma anche la bossanova e ritmiche bembe e cubane. La voce di Raiz si conferma densa di fascino e carisma, anche se a volte tende troppo ad assumere la dimensione di pedante litania (in alcuni passaggi assomiglia persino a Mango… è un bene?). La programmazione elettronica è stata curata da Pier Paolo Polcari, altro ex Almamegretta uscito dal gruppo ancora prima di Raiz. Il singolo “Scegli me” è impreziosito dall’intervento al buzuki di Mauro Pagani (che aveva già collaborato con gli Almamegretta in “4/4”), mentre “Ancora, ancora, ancora” (no, non è Eduardo De Crescenzo) e “Musica” si compiacciono di stratificazioni sonore eleganti ed efficaci. Sorprende positivamente anche la preghiera pacifista “Ilah shadday” (in aramaico significa “Signore onnipotente”). Dal punto di vista dei testi, Raiz lascia un po’ da parte i forti contenuti sociali affrontanti con la band (l’antirazzismo militante, la sofferenza e le tensioni dei popoli di tutti i sud del mondo) a favore di una maggiore attenzione al romanticismo, nonostante il suo biglietto da visita rimanga la contaminazione e la continua ricerca dei suoni del Mediterraneo.

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