«SONGS ABOUT JANE - Maroon 5» la recensione di Rockol

Maroon 5 - SONGS ABOUT JANE - la recensione

Recensione del 26 mag 2004 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Il passato e i Maroon 5. Già, il passato, esperienze dolorose o belle, dalle quali imparare ad attingere per non commettere gli stessi errori, ricordi con i quali possiamo riassaporare per qualche attimo le emozioni provate, cercando di non rimanerne invischiati, ponendosi sempre nuovi obiettivi da raggiungere.
Un forte legame è quello che lega i Maroon 5, quattro ragazzi di Los Angeles ed uno del Nebraska, al passato: vi sono almeno tre buoni motivi per cui questa band californiana deve ringraziare “quello che fu”.
Il primo segno del passato lo si può rilevare fin dal titolo del loro album “Songs about Jane”, disco d’esordio come Maroon 5 (ad eccezione del chitarrista James Valentine, infatti, il gruppo fino al ’99 si chiamava Kara’s Flowers): le canzoni sono dedicate per l’appunto a Jane, una ex-fiamma del cantante Adam Levine con cui, egli afferma, non ha più alcun legame, ma per la quale sono stati scritti molti testi di questo disco. Il secondo motivo sono le fonti di ispirazione musicali alle quali il gruppo dichiara di ispirarsi, in particolare al suono di Stevie Wonder, un grande maestro del soul e del funk, del quale hanno seguito con attenzione la lezione ed hanno reso “gli appunti” presi alle sue “lezioni” più moderni ed attuali. Il terzo ed ultimo collegamento con il passato riguarda la data di pubblicazione di questo lavoro che risale, infatti, all’autunno del 2002, cioè a quasi due anni fa: inizialmente il loro disco fu piuttosto bistrattato dalla critica americana, con recensioni fredde. Successivamente, però, a causa della loro costanza, della convinzione di aver realizzato un buon lavoro, degli innumerevoli concerti tenuti nei locali statunitensi e del passaparola dei fan, questo album è stato rivalutato ed apprezzato, ed oggi raggiunge invidiabili posizioni nelle classifiche di vendita non solo americane, ma anche europee.
“Songs about Jane”, prodotto da Matt Wallace (già produttore di Faith No More, Replacements e Train), è un disco che potrebbe essere classificato nella categoria funky-rock, ma all’interno del quale non mancano brani pop che ammiccano al mercato discografico e ai media.
“Harder to breathe”, scelto come singolo (e prima canzone dell’album), è un brano nel quale le chitarre funky creano un tappeto sonoro trainante, coinvolgente; infatti, non a caso, la canzone è stata anche abbinata allo spot pubblicitario di una nota marca di orologi; in “This love” la voce di Levine si avvicina all’attuale R&B che tanto spopola in tutto il mondo e che il cantante ha largamente ingurgitato (ed apprezzato) nel periodo in cui ha vissuto a New York; Michael Jackson sembra improvvisamente sbarazzarsi dei suoi guai giudiziari e comparire con tutta la sua carica in “Shiver” ed in “Not coming home” che (tranne per la chitarre un po’ troppo rock), sia dal punto di vista melodico che vocale si avvicinano molto ad alcuni brani più famosi del repertorio del “King of Pop”.
Non mancano, come precedentemente anticipato, brusche virate nel mare della musica pop con “She will be loved”, “Tangled” e “Must get out” che ricordano gli ultimi e dolci Sugar Ray o i Train, con testi semplici e mielate melodie. Ultima annotazione di rilievo, la piacevole “Sunday morning ”, durante l’ascolto della quale si aspetta da un momento all’altro l’arrivo di Jason Kay su una delle sue fiammanti Ferrari a rivendicare con fermezza la paternità di questo brano vista la notevolissima somiglianza con la musica dei suoi Jamiroquai.
“Songs about Jane”, in sostanza, risulta un lavoro carino e divertente. I Maroon 5 hanno sicuramente imparato fin troppo bene dai loro “insegnanti” sopracitati, senza limitarsi ad un semplice “copia e incolla”, ma aggiungendo, in parte, le loro esperienze e la loro verve: l’obiettivo di far divertire e ballare a ritmo di funky è stato raggiunto ed anche quello di riuscire a rendere la musica commerciabile, cosa che, probabilmente, permetterà loro di cogliere anche il non dichiarato scopo di accumulare un bel po’ di dollari. Insomma, considerando che è il loro primo lavoro “Songs about Jane” può anche convincere, ma in futuro dovranno cercare di creare una musica con più personalità e incisività, una musica che permetta di tagliare il cordone ombelicale che li lega in modo così netto alle loro pluricitate fonti di ispirazione e brillare di luce propria.
E magari Adam Levine sarà anche costretto a dimenticarsi definitivamente della famosa Jane…

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