«DJ KICKS - Erlend Oye» la recensione di Rockol

Erlend Oye - DJ KICKS - la recensione

Recensione del 21 apr 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

Sostengono alcuni che in musica – come in altri settori – tutto sia stato già detto e scritto, e che ormai non ci resti che la reinterpretazione, il recupero, il ripescaggio. Che a ben guardare è esattamente quello che fa il norvegese Erlend, 25 anni e molte vite alle spalle, da un po’ di tempo emigrato a Berlino (“dove fa un po’ più caldo che a casa mia, e dove la scena è davvero interessante”). Parlando di sé, questo ragazzo altissimo e un po’ timido, rosso di capelli, simile a una creatura dei boschi racconta: “E’ vero: sono un deejay che ama cantare. Canto sopra gli strumenti, canto quello che mi viene in mente, specialmente all’inizio delle serate, quando la gente nei locali è seduta a bersi un bicchiere. Secondo me un buon deejay non è solo responsabile della musica che mette – è, in ogni senso, l’anima della festa”.
A Berlino è facile vederlo girare per locali, dove mette dischi per platee piccolissime – anche solo 20 persone. Non ha pretese di fama e successo, va in giro per raccogliere idee e spunti, passa al setaccio negozi di dischi dove ascolta 30 secondi, un minuto, un’ora di vecchia musica, si ferma volentieri a chiacchierare con tutti: è come un allievo curioso, che ha sempre voglia di imparare qualcosa di nuovo: “Fare il deejay, comunque, non vuol dire copiare. Richiede un sacco di abilità e talenti diversi. Devi capire cosa vuole il pubblico: sono venuti ad ascoltare qualcosa di tranquillo e a stare un po’ in compagnia, o vogliono consumarsi i piedi a furia di ballare?”. In questo disco, il suo secondo da solista (ma sta per pubblicarne un altro con i Kings of Convenience) c’è materiale per tutti i gusti e tutte le esigenze. Intanto, nove brani a cappella – la voce di Erlend, la batteria elettronica e null’altro – che dimostrano che il ragazzo sa cantare, con stile, molto garbo, a tratti un pizzico di pura grazia: ascoltare, per credere, le cover di “Fine day” e della ballad degli Smiths “There is a light that never goes out”. E poi, i 18 remix di brani scelti con gran gusto, che scivolano uno nell’altro con naturalezza, che mescolano la nuova disco, l’electro house, e tirano in ballo nomi interessanti come i Phoenix (il remix è di “If I ever feel better”), i Röyksopp (“Poor Leno”), i Jolly Music (“Radio Jolly”). E’ nata una stella (della club scene)? Noi siamo pronti a giurare di sì.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.