«VOLUME 13 - Diaframma» la recensione di Rockol

Diaframma - VOLUME 13 - la recensione

Recensione del 14 apr 2004

La recensione

Va dato atto a Federico Fiumani di avere una tenacia notevole. Partito negli anni ‘80 alla guida dei suoi Diaframma, è riuscito ad arrivare nel 2004, magari senza grandi soddisfazioni commerciali, ma concedendosi il lusso di fare comunque quello che gli va di fare. Quindi, continua imperterrito a scrivere strane canzoni rock in italiano, degli ibridi fra post-punk inglese e americano che gli ha fornito i ferri del mestiere e la vocazione da autore che racconta storie e considerazioni personali. I Diaframma versione 2004 sono un quartetto (due chitarre, basso e batteria) che suona in modo essenziale, senza invenzioni particolari. Anche se non manca qualche guizzo (le chitarre dell’iniziale "Il sogno degli anni '70" o lo strumentale "Music n.1" Lo scopo fondamentale sembra essere quello di fare da supporto alle parole. Fiumani canta con il suo solito stile per niente melodico, in “Fine di una relazione” e “Day-off” preferisce non farsi imbrigliare dal canto e semplicemente parla. Lo fa bene? Se lo si giudica secondo canoni “tradizionali”, no. Ma il punto è che le canzoni di Fiumani non seguono canoni estetici comuni e funzionano secondo una loro logica interna. Anche senza nutrire particolari simpatie per i crucci esistenziali del protagonista, per i suoi ruvidi rapporti con le donne e per qualche occasionale autocompiacimento (in "Lode ai tuoi amici": "Noi malinconici abbiamo un ritmo più profondo/ di quello che ci impone il mondo"), non c’è dubbio che in queste canzoni ci sia uno stile, forse sghembo e imperfetto, ma inconfondibile. Il che dovrebbe permettere a Fiumani di continuare a essere quello che è stato finora, un eroe di culto per un appassionato drappello di seguaci. Probabilmente non cerca nemmeno di più: non è in sintonia con le mode indie correnti, né con la canzone d’autore e non cerca di essere gradevole a tutti i costi. Per quanto mi riguarda, continuo a non essere convinto (e confesso che è così fin dai tempi di “Siberia”), ma la vicenda Fiumani/Diaframma mi sembra comunque degna di curiosità e rispetto.

(Paolo Giovanazzi)
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