«ELEPHUNK - Black Eyed Peas» la recensione di Rockol

Black Eyed Peas - ELEPHUNK - la recensione

Recensione del 22 ott 2003

La recensione

Diamo atto ai Black Eyed Peas di essere riusciti a schivare la truculenza dello stile gangsta che ha dominato per anni l'hip-hop e al quale loro stessi sono legati da un mezzo vincolo di parentela. Aggiungiamo pure che il rifiuto della logica da bulli ha avuto l’ulteriore effetto positivo di non limitare le loro scelte musicali al funk duro. Resta tutto più o meno ancora valido, ma il dato più evidente in "Elephunk" è che i Black Eyed Peas sono decisi a declinare il loro stile in modo da raccogliere quanto più possibile in termini commerciali. Operano in un modo che ricorda, su scala minore, il metodo usato da Quincy Jones quando aveva architettato per Michael Jackson il kolossal “Thriller”: cercare di prendere tutti, dai rockettari agli amanti del pop sentimentale. I Peas di oggi cercano di non farsi sfuggire nessuno. Cercate un ibrido fra rock e hip-hop? Ecco i Papa Roach che arrivano in forze a dare riff e volumi alti ad "Anxiety". Preferite il pop danzereccio? C'è il ritornello di "Where is the love", singolo portante realizzato in combutta con Justin Timberlake, nientemeno. Ma ci sono pure gli intermezzi sudamericani di "Latin girls" e "Sexy" (costruita su "Insensatez" di Jobim), e il recupero di "The grunt" dei JB's (un pezzo ampiamente saccheggiato dai rapper degli anni 80) in "Labor day (It's a holiday)". Chi ha apprezzato le cadenze ragga di Sean Paul invece può puntare su "Hey mama", mentre il versante urban è coperto da "Shut up". In generale, le idee non mancano, anche se resta l'impressione fastidiosa di un album costruito col bilancino a misura di classifica, vario e anche piacevole ma senza grandi invenzioni, che tentare qualcosa di nuovo difficilmente paga. Niente di male, visto che l’obiettivo di vendere è stato ampiamente raggiunto, come dimostrano i risultati nelle classifiche inglesi. Per giunta, non ci sono grandi cadute di tono. Si può discutere sul fatto che la via al rap portatore di messaggi positivi debba per forza passare per “Top of the Pops”, ma alla fine cercare di allargare il proprio pubblico non è un delitto. L'unica cosa davvero difficile da mandare giù è la foto dei Black Eyed Peas, conciati come modelli di un catalogo di abiti "ggiovani" concepiti da uno stilista in vena di scherzi. Bisogna essere tamarri per diventare delle popstar?

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Hands up
02. Labor day (It's a holiday)
03. Let's get retarded
04. Hey mama
05. Shut up
06. Smells like funk
07. Latin girls
08. Sexy
09. Fly away
10. The boogie that be
11. The apl song
12. Anxiety
13. Where is the love
14. Third eye
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