«MODERN CLASSICS - Paul Weller» la recensione di Rockol

Paul Weller - MODERN CLASSICS - la recensione

Recensione del 15 dic 1998

La recensione

Diventato un’icona della seconda British Invasion fin troppo presto con i suoi Jam, Paul Weller non impiegò molto tempo, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, ad imporsi come uno tra i più autorevoli autori della sua generazione, un punto di riferimento insieme a Joe Strummer e Elvis Costello. Persino smanioso di mettere a frutto il suo eclettismo musicale, virò dal ripescaggio dell’estetica mod alla fase New Cool degli Style Council, quasi crogiolandosi nella disperazione e nel disappunto dei suoi fans della prima ora. Dopo l’ottimo "Cafe bleu", però, poco altro emerse rispetto alla media: presto, in effetti, arrivò la secca creativa. Negli anni ’90, lasciatosi alle spalle anche l’esperienza con Mick Talbot, mostrò il vero sé stesso, ed è a questa rinascita artistica (ma non altrettanto commerciale) che "Modern classics", un’antologia dei suoi migliori brani da solista, fa riferimento.
I classici di Weller sono minori per definizione: portano le stigmate dei grandi brani ma, per contesto o sorte spesso non appropriati, non sono mai assurti alla grandezza che, in qualche caso, avrebbero meritato. L’antologia in questione dà all’ascoltatore un’occasione per entrare in contatto con uno dei maggiori soul men bianchi, capace - perché ne possiede i fondamentali - di padroneggiare il rhythm and blues dei migliori, di cantare e arrangiare come un nero, di usare la chitarra in modo minimale ma efficacissimo. A ben vedere, buona parte della filosofia mod era, dal punto di vista strettamente musicale, esattamente questo: la capacità di vivere i suoni Motown ("Above the clouds", praticamente un omaggio a Marvin Gaye) e Stax ("Peacock suit" e "The weaver" su tutti) al di qua dell’Oceano per renderli, inevitabilmente, diversi, meno ruspanti, più ostentatamente di tendenza, meno sudati e più chic, ma pur sempre taglienti. Cosa citare tra i sedici pezzi? "Uh-huh oh-yeh", per cominciare, forse la più gettonata dalle radio italiane, ma anche quella strepitosa "The changingman" che lo fece accostare, con grande merito, ai migliori Traffic; meravigliosa e completa è "Broken stones", molto britannica e sixties "Mermaids", struggente "Hung up", una ballata.
Una volta, tirato in ballo per l’ennesima volta riguardo a quello che i media britannici avevano indicato come il suo vero erede, per enfatizzarne la purezza e la durezza, Pete Townshend disse di Paul Weller una sola frase: "E’ una noce molto più dura di quanto io non sia mai stato".

TRACKING LIST
1. Out of the sinking
2. Peacock suit
3. Sunflower
4. The weaver
5. Wild wood
6. Above the clouds
7. Uh-Huh Oh-Yeh
8. Brushed
9. The Changingman
10. Friday Street
11. You do something to me
12. Brand new start
13. Hung up
14. Mermaids
15. Broken stones
16. Into tomorrow

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