«LONG GONE BEFORE DAYLIGHT - Cardigans» la recensione di Rockol

Cardigans - LONG GONE BEFORE DAYLIGHT - la recensione

Recensione del 15 apr 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

A chi scrive è capitato di sentire una canzone di questo disco alla radio, il singolo “For what it’s worth”, e di scambiarla per una di Sheryl Crow. Abbiate un po’ di comprensione per il probabile rimbecillimento, che è (più che) possibile. Però, poi ascoltando questo “Long gone bifore daylight” ci si rende conto che quell’episodio rivela più che un fondo di verità.
Questo è il primo disco in cinque anni per la band svedese, dopo “Gran Turismo” del 1998. Nel frattempo Nina Persson si è dedicata al progetto parallelo A Camp, con la collaborazione di Mark Linkous degli Sparklehorse. E proprio quell’esperienza deve avere cambiato qualcosa, perché “Long before daylight” è, quasi inaspettatamente, un disco rock soffuso ma chittarristico, di stampo americano.
In altre parole, gli svedesi hanno abbandonato definitivamente le tentazioni pop alla “Lovefool”, il singolo che li aveva resi famosi. E, negli 11 brani di questo CD, si dedicano a canzoni che sicuramente sono nordiche nell’approccio malinconico, ma si rifanno al rock cantautorale d’oltreoceano nei suoni.
Sentite proprio il singolo, o il minimalismo di “Please sister” e “Couldn’t care less”, e ve ne renderete conto. Che poi la voce della Persson ricordi un po’ quella della Crow è un altro discorso. Ma sta di fatto che il gioco funziona, e “Long gone before daylight” è un gran bell’album, piacevole al punto giusto, ben suonato, con un paio di gioielli (oltre a “For what it’s worth” va citata anche l’iniziale “Communication”). Forse non piacerà ai puristi del rock (già ci si può immaginare la reazione: “oddio, degli svedesi che fanno gli americani?!”) e probabilmente non attirerà gli ascoltatori radiofonici che si innamorarono di “Lovefool”. Ma, detto sinceramente, a chi importa?

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