«FOR THE MASSES (DEPECHE MODE TRIBUTE) - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - FOR THE MASSES (DEPECHE MODE TRIBUTE) - la recensione

Recensione del 09 set 1998

La recensione

Come i Depeche Mode non c’è nessuno. E' quanto emerge ascoltando questo "Tribute album"; si sa, queste operazioni finiscono quasi sempre per esaltare gli originali (il "tributo" quindi riesce nel suo intento). In questo caso è ancora più evidente che, nonostante la dedizione dei gruppi (alcuni anche di un certo peso) mobilitati dai God Lives Underwater, Depeche Mode significa un percorso inimitabile, un impasto inconfondibile tra la voce di Gahan e il talento di Gore, un impatto sonoro e visivo (in concerto e in video) per metà sexy e per metà "goth", nonostante la matrice elettronica degli inizi. Il gruppo inglese ha dato vita a tanti e tali gioielli dal suono così personale che fa un effetto strano riascoltarli come normali canzoni.

Dell’unicità dei Depeche si devono essere resi conto tutti, tant’è che nessuno li sfida sul loro terreno. Abbiamo quindi sedici brani, molte delle quali relative agli ultimi dieci anni di vita del gruppo inglese (il che è molto significativo), per guardare alla musica di Martin Gore da una prospettiva nuova e interessante, e individuare (per sottrazione) quello che è il loro "tocco". Più che apprezzabili la dolcezza dei Veruca Salt ("Somebody"), e il metal dei Monster Magnet ("Black Celebration"). Perfettamente naturali le presenze dei Cure, che arricchiscono di ombre "World in my eyes", e degli altrettanto "dark" Smashing Pumpkins, che firmano il gioiello del disco, la cover di "Never let me down again". Notevole. Ma si badi: diversa dall’originale. Perché come i Depeche Mode non c’è nessuno.

Tracklist:

  • Smashing Pumpkins: Never let me down again
  • God Lives Underwater: Fly on the windscreen
  • Failure: Enjoy the silence
  • The Cure: World in my eyes
  • Dishwalla: Policy of truth
  • Veruca Salt: Somebody
  • Meat Beat Manifesto: Everyting counts
  • Hooverphonic: Shake the disease
  • Locust: Master and servant
  • Self: Shame
  • Monster Magnet: Black celebration
  • Rabbit in the Moon: Waiting for the night
  • Apollo Four Forty: I feel for you
  • Gus Gus: Monument
  • Deftones: To have and to hold
  • Rammstein: Stripped
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