«GABER A TEATRO - Giorgio Gaber» la recensione di Rockol

Giorgio Gaber - GABER A TEATRO - la recensione

Recensione del 18 feb 2003

La recensione

Capita molto, molto di rado che la discografia – la stessa discografia che strepita per veder riconosciuto ai suoi prodotti lo status (fiscale) di “opere culturali” – s’impegni in maniera organica, intelligente, filologica e storiografica per recuperare e rendere disponibili dischi di significativo valore e di non più facile reperibilità. Saluto dunque con grande piacere questa riproposta, da parte della Carosello, del “teatro-canzone” di Giorgio Gaber in undici Cd doppi. Il piacere è giustificato da diverse ragioni: l’attenzione con la quale sono stati organizzati e realizzati questi dischi, l’eleganza della confezione e la coerenza della grafica (che ne fanno una vera e propria “collezione”), il fatto che l’intera operazione è stata realizzata a cura degli stessi autori (Giorgio Gaber e Sandro Luporini) che hanno anche scritto le brevi introduzioni ad ogni album.
A rendere ancora più apprezzabile l’iniziativa è un comunicato stampa che (caso piuttosto raro) ripercorre con precisione e lucidità l’itinerario attraverso il quale si è arrivati alla ricostruzione discografica dell’attività di Giorgio Gaber dagli anni Settanta agli anni Novanta. Ne riporto integralmente un ampio stralcio:
“L’attività artistica di Giorgio Gaber da 1970 al 2000 si è concentrata quasi esclusivamente sul teatro. E, in quest’ambito, soprattutto attraverso quell’originalissima formula di spettacolo denominata dallo stesso Gaber ‘Teatro-canzone’. In questo lungo arco di tempo l’attività discografica ha svolto un ruolo importante per quanto ‘indiretto’: è stata cioè soprattutto testimone di quanto in teatro avveniva attraverso le registrazioni integrali degli spettacoli. La peculiare caratteristica di Gaber e Luporini infatti è stata quella di concepire le canzoni quasi sempre in funzione dello spettacolo teatrale senza particolari attenzioni per il tradizionale prodotto discografico.
Ma è pur vero che in questi trent’anni si sono riscontrate alcune eccezioni: “I Borghesi” (1970), comprende le canzoni scritte da Gaber e Luporini in vista della seconda stagione dello spettacolo “Il signor G” del quale già esisteva una testimonianza ‘live’. Per renderle disponibili al pubblico, quindi, non c’era altra possibilità che inciderle in un prodotto realizzato in studio. “Far finta di essere sani” (1973) comprendeva le canzoni dello spettacolo realizzate in studio. Con quello spettacolo infatti Gaber ha cominciato ad utilizzare le basi pre-registrate e non più l’orchestra per l’accompagnamento musicale in teatro. In quell’occasione, quindi, alla parte musicale fu sovrapposta la voce e “Far finta di essere sani” fu pubblicato come disco realizzato in studio senza un versione ‘live’ dell’intero spettacolo.
Dopo la stagione teatrale 1978/1979 con “Polli d’allevamento” Gaber interruppe per due anni l’attività teatrale ma non il lavoro di scrittura di nuove composizioni. Ecco quindi tre incisioni in studio - “Pressione bassa”, “Io se fossi dio” (1980), “Anni affollati” (1981) - contenenti brani che ritroveremo poi nella stagione 1981/1982 nello spettacolo “Anni affollati” e nel disco ‘live’ “Il teatro di Giorgio Gaber”. “Piccoli spostamenti del cuore” (1986), comprendeva otto canzoni realizzate in studio sei delle quali saranno poi inserite nello spettacolo, quasi integralmente in prosa, “Parlami d’amore Mariù”.
Dopo cinque anni dedicati alla prosa (“Parlami d’amore Mariù” e “Il Grigio”) Gaber riprendeva nel 1991 il teatro-canzone con uno spettacolo (e relativa registrazione discografica) dal titolo, appunto, “Il Teatro Canzone” che verrà poi rappresentato anche per le due successive stagioni. Le nuove composizioni scritte nel 1992 e 1993, dopo essere state registrate dal vivo, sono state inserite nel CD singolo “Io come persona” (1994).
Altro momento significativo si registra a partire dal 1995. Fino ad allora le incisioni discografiche venivano realizzate mediamente ogni due anni dalla Carosello e distribuite, oltre che nei teatri, anche nel normale circuito di vendita. A partire dal ’95 le registrazioni vengono effettuate direttamente dall’organizzazione dello stesso Gaber attraverso una piccola etichetta (la Giom) in grado di muoversi più agilmente e di realizzare, pur disponendo di mezzi tecnici più limitati, la registrazione dello spettacolo in allestimento in tempi più brevi in modo da favorire l’immediata distribuzione questa volta esclusivamente nei teatri dove gli spettacoli venivano rappresentati. Ecco quindi le 4 registrazioni dal titolo “Gaber 96/97”, “Gaber 97/98”, “Gaber 98/99” e “Gaber 99/00”.
Tutte queste varianti rendevano il catalogo discografico non solo molto consistente per numero di supporti registrati, ma anche un po’ troppo articolato e confuso, tanto da non favorire di certo un approccio chiaro ed immediato ad un repertorio comunque molto vasto. Da qui l’esigenza, ad un certo punto chiaramente percepita dallo stesso Gaber, di semplificare e razionalizzare tutto il suo catalogo, la cui pubblicazione si completa in questo mese di gennaio 2003. Tutto il repertorio dal 1970 al 2000 è stato quindi ricomposto ora in 11 album doppi corrispondenti ad altrettanti titoli di spettacoli di teatro-canzone (tralasciando per il momento il teatro di prosa) e proposto con una linea grafica unitaria e coerente.”
Queste, dunque, le sensate e ragionevoli motivazioni che hanno indotto Gaber e la Carosello a riorganizzare un catalogo di canzoni non solo sterminato, ma anche (e non credo di esagerare) fondamentale per ricostruire l’itinerario artistico e (per certi versi) culturale e ideologico di Giorgio Gaber. Voglio sottolineare che in questa operazione non c’è niente di morboso o di bassamente profittatorio: pianificata molto tempo fa, certo non prevedeva di poter “usufruire” di quella inevitabile spinta promozionale generata dalla scomparsa dell’artista. Voglio dunque leggerla, e proporla, come vera e propria operazione culturale: e su questa sì, che ci starebbe bene l’IVA ridotta come per i libri. La Carosello la mette in vendita a un prezzo assolutamente ragionevole – 15 euro per ogni album Digipack di due Cd – probabilmente rinunciando a un rientro economico più sostanzioso, ma (e meritoriamente) consentendo a chi lo voglia di portarsi a casa l’opera completa di uno dei grandi testimoni del nostro tempo. E per una volta ci stanno bene le congratulazioni a una casa discografica, che – arrivando da un notorio rompicoglioni come me – spero siano particolarmente gradite.

(Franco Zanetti)

“Il signor G”
Comprende nel primo CD la versione ‘live’ dell’omonimo spettacolo e nel secondo CD ripropone l’album “I borghesi”.
“Il Signor G” è il primo approccio al teatro. Si tratta di un personaggio che cerca a fatica di togliersi di dosso certe inclinazioni o abitudini della sua formazione piccolo-borghese. C’è in lui il desiderio di rinnovarsi senza però la velleità di cambiare immediatamente pelle. I temi non sono ancora politici, ma c’è un impegno nel raccontare alcuni brani della sua vita quotidiana da cui emergono una grande quantità di dubbi sulla natura del proprio essere e la persistenza di certi valori tradizionali. (Giorgio Gaber e Sandro Luporini)
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