«ENEMY OF THE ENEMY - Asian Dub Foundation» la recensione di Rockol

Asian Dub Foundation - ENEMY OF THE ENEMY - la recensione

Recensione del 17 feb 2003 a cura di Davide Poliani

La recensione

Accostarsi ad un nuovo lavoro di una band come gli Asian Dub Foundation non è facile. Innanzitutto perché, vista la peculiarità della produzione dell'ensemble anglo-asiatico, ogni sfumatura ed ogni particolare vanno contestualizzati all'interno del progetto dell'album, a prescindere dai propri gusti personali. In secondo luogo perché la complessità di un disco come "Enemy of the enemy" non è quasi mai fine a se stessa, ma sempre - per così dire – naturale.
Di certo il successore di "Community music" segna un netto passo avanti rispetto agli Asian Dub Foundation di qualche anno fa e non solo per la vistosa emancipazione dalla jungle e dalla drum'n'bass (e, più in generale, dall'elettronica più estrema che qualche anno fa teneva banco nei dancefloor del nord Europa). "Enemy of the enemy" è infatti un disco piacevolmente eterogeneo, dove suggestive suite "sporcate" di trip hop come "1000 mirrors" (pezzo che ospita la voce di Sinead O' Connor) possono tranquillamente convivere con tiratissime cavalcate dalla cadenza semi industriale come "La haine", o con ibridi ragamuffin come "19 rebellion".
Forse (il condizionale è d'obbligo) ci troviamo davanti al lavoro più complesso e sfaccettato che gli ADF abbiano mai pubblicato: un disco che magari farà perdere al gruppo un po' di quell'appeal militante che tanto piace al pubblico più giovane. E’ probabile, in altre parole, che gli Asian Dub verranno avvicinati ad una cerchia di artisti sicuramente più maturi, colti e raffinati, anche se ciò non significa che abbiano perso la freschezza e l'originalità che da sempre sono il loro marchio di fabbrica.
L’originalità, nel caso di “Enemy of the enemy, si esprime in un utilizzo più sapiente di campioni e sonorità (meno "davanti" rispetto al passato ma forse mai così efficaci), in scelte ritmiche meno appariscenti ma più radicali, e soprattutto in una scrittura notevolmente più bilanciata e maggiormente calibrata, che valorizza gli inserti vocali degli MC. Un'evoluzione reale, quindi, che probabilmente non piacerà a tutti, ma che testimonia una vivacità creativa che poche band, dopo 10 anni di carriera, possono vantare.

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