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Recensioni / 03 lug 2018

Gianni Morandi - UNO SU MILLE - la recensione

UNO SU MILLE
Bmg Ricordi (CD)

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

Da “Uno su mille” a “Uno di noi” sono trascorse la bellezza di diciassette Epifanie, anche se a qualcuno sembrerà ieri, l’altro ieri o, se proprio vogliamo scialare, una settimana fa. E una settimana fa, nel 1985, Gianni Morandi ha 41 anni e si è lasciato definitivamente alle spalle il periodo più buio della carriera di cantante (se ce ne potesse fregare qualcosa, anche uno dei periodi più neri della vita, per approfondimenti rivolgersi altrove).
L’avevamo abbandonato in vetta alla classifica con “Sei forte papà” (ma quello era davvero Morandi?), ce l’eravamo ritrovato prima alle serali di Tor Lupara per conseguire la licenza media e potersi iscrivere al Conservatorio di Santa Cecilia (sezione di contrabbasso, c’è ancora qualcuno che non ci crede), poi nel teatro “L’Aurora” di Roma, emozionato come un debuttante - del resto, in un certo senso “era” un debuttante - per lo spettacolo e il disco della rinascita, “Cantare”.

Una settimana fa, così, Gianni è di nuovo un cantante (anche se nel frattempo, per amore per magia ma soprattutto per darsi un’alternativa, si è reinventato conduttore televisivo). In archivio ci sono già: le “Canzoni stonate” di Mogol e Aldo Donati; due Sanremi (“Mariù” fa notizia perché l’hanno scritta De Gregori e Ron con la benedizione di Lucio Dalla, ma non spacca; “La mia nemica amatissima” è musica ultraleggera, però almeno - prendendo in prestito uno dei luoghi comuni di un’altra passionaccia di Morandi, il calcio - muove la classifica); “Grazie perché”, la versione italiana di “We’ve got tonight” di Bob Seger cantata in coppia con Amii Stewart che arriva al quinto posto nella hit parade dei singoli; l’album “Immagine italiana”, che lo rilancia come interprete. E fermiamoci qui.
Se dal giorno del ritorno - come abbiamo visto - Gianni aveva fatto solo il solletico al successo, “Uno su mille” glielo fa ritrovare definitivamente (la scalata alla cima si ferma al nono posto, ma l’album resta cinque mesi in classifica), e per questo è un disco (e un brano) fondamentale nella carriera di Morandi. Prodotto da Alessandro Blasetti (ma non era un regista?) e Al Garrison e arrangiato dal batterista Chris Whitten, che si riproporrà qualche anno dopo nei Dire Straits e nella band di Paul McCartney, il disco è un sapiente mix di canzoni e canzoni d’autore. Il pezzo nel quale Morandi dà il meglio di sé non ha firme altolocate, ma “Ancora mia” della coppia Cogliati-Cassano (vedi alla voce: Ramazzotti Eros) è un brano fatto su misura per le qualità del Gianni nazionale, con un crescendo strappapplausi. Solo questione di gusti, peraltro, dal momento che le belle canzoni non mancano, da “Facile così” di Ivano Fossati a “1950” di Gaio Chiocchio e Amedeo Minghi, dalla rockettara “Canta ancora per me” di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone all’intensa “Questi figli” di Mariella Nava, che - grazie anche all’arrangiamento di Luis Bacalov, con tutto il rispetto per Whitten - mette in luce una faccia ancora non così conosciuta del cantante-Morandi, meno ugola spiegata e grande attenzione a non tradire lo spirito del pezzo.
Allo scopo di rinverdire i fasti della già citata “Grazie perché” c’è poi “Solo lui, solo lei”, ma nonostante l’impegno di Gianni e Amii il brano di Seger era un’altra cosa. E, per finire, ecco la title track, testo ruffaldo di Franco Migliacci e musica di Roberto Fia; secondo la leggenda, ha avuto il potere di risvegliare un ragazzo dal coma, ma miracolata è soprattutto la carriera di Gianni, e da “Uno su mille” a “Uno di noi” il cerchio si chiude. Con un dubbio angoscioso: cinque o sei giocano nella Nazionale cantanti con Morandi, uno è sicuramente Mario Zelinotti, ma dove saranno finiti gli altri novecentonovanta e rotti?