«ANGELS WITH DIRTY FACES - Sugababes» la recensione di Rockol

Sugababes - ANGELS WITH DIRTY FACES - la recensione

Recensione del 30 nov 2002

La recensione

Quando un angelo muore, un’altro è già fuggito dal Paradiso per farsi abbracciare dalla corruzione terrena. Così, quando Siobhan Donaghy abbandonò le Sugababes, non fu difficile trovare una sostituta, l’ex Atomic Kitten Heidi Range. Ma le Sugababes non sono dolci. Non vogliono esserlo. Non sono timide. Non sono piacevoli. Non come certe loro simili. Vivono di notte le Sugababes. Strisciano nell’ombra come creature ultraterrene nei loro “stivali di pelle di serpente”, ma sanno soffrire come esseri umani. Ti spogliano con le parole, ti penetrano nella carne con le loro melodie malvagie e depravate, a volte dolci, spesso oscure. “Ho questa piccola pazzia dentro me, e sai che ogni uomo dovrà farci i conti, non ne frega niente di ciò che diranno, non mi piegherò a nessuno, perché dentro di me c’è un cane”, bisbigliano in “Freak like me”, il brano d’apertura di “Angels with dirty faces” che contiene anche un campionamento di “Are ‘friends’ electric?”, un successo del vecchio electropunkromanticrocker Gary Numan. E forse le amiche d’infanzia Keisha e Mutya, con il loro sangue misto, irlandese, giamaicano, filippino e britannico, si sono scelte quel nome, Sugababes, per gioco. Come uno scherzo della natura. Ragazze buone come lo zucchero, ma solo per finta, donne agrodolci che appena maggiorenni hanno saputo cantare i disagi umani con tanta convinzione. Frasi spietate come “hai usato gli amici per le loro macchine, mi hai usata per il mio reggiseno, diavolo, sto vendendo dischi, e non ho tempo per chi vuole odiarmi, li ho sconvolti con i miei testi” sono ovunque, avvinghiate strette alle basi urban e trip-hop. In “Blue” le distorsioni elettroniche sono quasi fastidiose, perché le Sugababes non vogliono essere rassicuranti. E poi c’è l’irresistibile “Round round”, il singolo che tutti hanno sentito almeno una volta in TV o in radio, e “Stronger”, che non è certo quella omonima cantata da Britney Spears. Perché qui c’è dell’anima. Ma è un’anima fredda come la pioggia che cade incessante: “Ce la farò e vincerò i giorni piovosi, sarò colei che rimarrà in piedi, qui, più a lungo di tutto il resto”. E’ allora che le Sugababes sembrano trasformarsi in un ibrido che sa unire Massive Attack e Tricky. Capita purtroppo anche, e non si sa bene per quale ragione, che le ragazze cattive decidano di chiamare in causa Sting, un angelo troppo falso per loro, bugiardo come quegli uomini che hanno così spesso descritto nelle loro canzoni. Con lui hanno scelto di cantare il solito duetto di circostanza, “Shape”, diventando, per un attimo, davvero docili. Ma le Sugababes non sono queste. Loro fanno le ribelli, e davvero, in fondo, un po’ lo sono. Prima ti accarezzano con le leggere ali di seta, un attimo dopo ti colpiscono con le lunghe, infernali unghie. Perché le Sugababes sono diverse da tutte le altre. Sono cadute in volo sulla terra. Come dice il titolo del disco, sono tre angeli, angeli corrotti dalla faccia sporca. E adesso sono qui, davanti a voi, pronte a strapparvi il cuore per non restituirvelo mai più.

(Valeria Rusconi)
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