«HAVE YOU FED THE FISH? - Badly Drawn Boy» la recensione di Rockol

Badly Drawn Boy - HAVE YOU FED THE FISH? - la recensione

Recensione del 30 nov 2002 a cura di Davide Poliani

La recensione

Instancabile Badly Drawn Boy: dopo aver consegnato al pubblico, solo pochi mesi fa, la deliziosa colonna sonora (termine forse riduttivo, nello specifico) di "About a boy", l'alfiere del pop britannico ritorna a farsi vivo col suo secondo album vero e proprio. Di questo disco, l'eccentrico artista inglese aveva offerto assaggi sparsi durante le sue recenti apparizioni dal vivo. L'iperproduttività, va precisato, non ha assolutamente tolto freschezza e ispirazione alle canzoni uscite dalla penna del signor Damon Cough: la scrittura scanzonata eppure rigorosa di BDB non manca, in "Have you feed the fish?", di fare bella mostra di se in brani come "40 days 40 fights" e "You were right", dimostrando una maturità ed un acume davvero raro anche nei grandi del pop moderno. Anzi, sembra quasi che BDB, nello scrivere questo suo nuovo album, abbia quasi voluto raccolgiere una sfida, cercando di emanciparsi dai canoni che l'avevano reso famoso per esplorare terreni - almeno per lui - ancora vergini o quasi: penso alla ballata elettrica "Born again", o al funky stranito di "The further I slide", entrambi brani che - lunghi dall'essere sterili esercizi di stile - offrono interessanti riletture in chiave personale di modelli che pensavamo essergli lontani. C'è una cosa, poi, che forse stupirà i fan di vecchia data di BDB: le soluzioni produttive e gli arrangiamenti di "Have you feed the fish?" sono forse le cose che differenziano di più questo nuovo disco dai suoi predecessori, dando libero sfogo a sezioni di fiati e di archi, a raffinati intrecci di chitarra e tastiere che - pur mantenendo una salda originalità di fondo - non mancano di ammiccare, qua e là, al mainstream. Niente di male, per carità: chi conosce il carattere di Damon Cough sa bene quanto scomodo sarebbe, per il vulcanico songwriter albionico, fossilizzarsi nel ruolo dell'eterno enfant terrible del pop. Visto anche il confronto ravvicinato con "About a boy O.S.T.", sembra poi difficile tirare conclusioni su "Have you feed the fish": è sicuramente un disco ispirato, sincero e di indubbia qualità, anche se a tratti insicuro, proprio in virtù di questa sua caratteristica interlocutoria e gioiosamente sperimentale. Anche perché i semi gettati con questo album li vedremo (sicuramente) germogliare tra un disco o due.

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