«( ) - Sigur Ros» la recensione di Rockol

Sigur Ros - ( ) - la recensione

Recensione del 13 nov 2002 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Il terzo disco degli islandesi Sigur Ros è stato anticipato da mille elucubrazioni filosofiche e accese discussioni sulla scelta, va detto alquanto semplice e anche un po’ banale, di non dare un titolo né all’opera né ai brani in essa contenuti. I cinque post-rockers provenienti dal grande freddo, in realtà, devono essersi semplicemente resi conto che nessuno di quelli che ha ascoltato, amato o odiato il precedente “Agaetis birjun” si ricorda i titoli delle canzoni lì inserite, ne conosce il senso e ne ha compreso il significato; forse solo i propri connazionali (che non sono esattamente una moltitudine) e qualche fan accanito (a questo proposito vi rimandiamo alle traduzioni fatte dal sito http://www.sigur-ros.co.uk/band/lyrics.html). Tutte queste difficoltà riscontrate con l’uscita dall’Islanda del loro album hanno portato i Sigur Ros ad una decisione alquanto elementare: nessun titolo per l’album, nessun titolo per le canzoni (a parte i numeri), e nessun testo reale, ma una sorta di linguaggio chiamato Hopenlandic. Una scelta che ha concesso loro maggiore spazio e tempo per il lavoro sulle atmosfere dei brani e ha tradotto un minimo sforzo in un grande spunto di pubblicità, forse pure involontaria.
Ciò su cui ci sarebbe veramente da riflettere è l’uso delle due parentesi nel titolo. In realtà, nonostante i Sigur Ros abbiano registrato questo disco tra le quattro “parentesi” di cemento della loro piscina trasformata in studio di registrazione, nonostante siano nati tra quelle enormi parentesi che sono il ghiaccio e il fuoco che avvolge la loro terra, e nonostante siano appartati dal mondo dalle due parentesi composte dall’oceano atlantico e artico, la loro musica è fatta per essere lasciata viaggiare oltre ogni limite e barriera.
In questo album, in particolare, i brani sono stati incastonati per formare un lento e potente crescendo, una sorta di visione in cui il gelido terreno islandese viene sconvolto da enormi fiammate per esplodere in un finale incandescente, come succede ai vulcani, che seganano il paesaggio dell’isola.
Nei primi brani la band cesella piccole melodie riempiendole di epicità; il cantato in falsetto, liberato da qualsiasi metrica, si estende in mugolii e squittii che si perdono nel nulla per ritornare a delineare leggere e appena abbozzate linee vocali. Con l’incedere dei minuti (e dei brani), la batteria si fa sempre più presente e incalzante fino al punto di svolta in cui i Sigur ripropongono quel suono caldo e “materno” emesso dalla chitarra elettrica suonata con l’archetto: una reminescenza del precedente album che fa scoccare la scintilla per un escalation emozionale senza limiti. Gli strumenti e la voce di Jon Thor Birgisson si fanno sempre meno rarefatti, organi archi ed effetti avvolgono il tutto, mentre le incursioni del lato ritmico diventano passo passo più incisive e sferzanti.
L’esplosione avviene con gli ultimi due brani ed è qui che la musica dei Sigur Ros si fa potente e lacerante come mai sino ad ora. Un fuoco intenso e vigoroso si impadronisce della scena per la conclusione dell’opera. Ed è in questo furioso dispiegarsi d’ali che l’ascoltatore viene immerso in una bolgia di suoni attraversata da scosse, stridii e limpidi acuti.
E quando tutto è finito, e un silenzio ovattato riempie gli ultimi secondi ci si rende conto che “()” è un disco che non può che lasciare affascinati, ma che costringe a delle precise e ferree condizioni. Il mondo sonoro dei Sigur Ros pone sempre delle leggi all’ascoltatore: non si può perdere l’attenzione, non si può pretendere di lasciarli in sottofondo. Ma il risultato finale è magia, gelo e calore. E lo sforzo da loro richiesto porta sempre degli ottimi, eccellenti, frutti.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.