«PERFECT NIGHT - LIVE IN LONDON - Lou Reed» la recensione di Rockol

Lou Reed - PERFECT NIGHT - LIVE IN LONDON - la recensione

Recensione del 06 mag 1998

La recensione

"...e poi ho scoperto che potevo infilare il jack della chitarra direttamente in un amplificatore e avere il suono che avevo sempre voluto: purezza amplificata. La cosa divertente al riguardo è che il tipo che ha costruito questo amplificatore ha detto di essersi ispirato al suono di un mio disco per ottenere quel risultato - vediamo, credo che si trattasse di "Magic and loss". Inoltre ho ricevuto questa incredibile chitarra acustica e ancora mi ricordo la prima volta in cui l’ho collegata all’amplificatore nella mia sala prove - aveva un suono incredibile - e ho pensato: "Bene, voglio che tutto quello che faccio abbia questo suono".

Per molti versi si è trattato solo di fortuna. Molte chitarre acustiche, una volta amplificate, finiscono per avere un suono orribile. Voglio dire veramente orribile. Ma l’uomo che ha costruito la chitarra sapeva bene che amplificatore usare e così l’ho chiamato, perché volevo usare questa chitarra per lo show di Londra. Era bellissimo ascoltarla attraverso l’amplificatore, non avevo mai ascoltato un suono del genere. Poi il mio amico Pete Cornish ha costruito per me un feedbuicker - una scatolina magica che elimina il feedback - la croce di tutti i chitarristi acustici.

La notte del concerto, quando siamo saliti sul palco, ero molto carico. Avevo una chitarra acustica che suonava come diamanti, con un suono che nessuno aveva mai ascoltato prima. Avevo un suono e sapevo che volevo dividerlo con gli altri del gruppo.." Ecco le note di Lou Reed relative a "Perfect night", dalle quali si potrebbe desumere che questo concerto è quasi stato fatto per festeggiare il connubio tra il leggendario cuore newyorkese e la sua chitarra. Il suono merita, del resto, anche se la scaletta non è memorabile. Ma del suono, a parte a Lou Reed, interessa qualcosa a qualcuno? Amato e detestato per decenni per il suo kitsch anni ’80 come per le elettrificazioni appassionate di NEW YORK, Lou Reed non ha forse bisogno di caricare il suo ruolo di interprete, performer e transformer con trattati di balistica acustica che poco si confanno alla filosofia it’s only rock’n’roll. Vieppiù che su questo disco, oltre alla chitarra, c’è ben poco che scintilla: è un live di Lou Reed, ed è per ciò stesso un live da leggenda, ma la dimensione acustica alla fine lascia filtrare una dimensione globale di piattezza, di assenza di picchi emozionali ed emozionanti. Gli inediti sono graziosi, ma non aggiungono e non tolgono nulla alla serata, mentre qualche brivido ce lo ragalano brani come "I’ll be your mirror", "Perfect day", quest’ultima contratta e nervosa, e poi una quasi irriconoscibile "Vicious". Il punto più alto del concerto è nella trascinante versione di "Kicks", quasi ostinata nel suo fluttuare, mentre non si può non inchinarsi di fronte a "Coney Island baby". Ma in generale l’album si presenta come una minestra abbastanza diluita, una strana creatura che dice una cosa (live) e ne afferma un’altra (noia): un po’ come la foto di copertina, che espone in bella evidenza la scritta "Live in London" e sotto mostra uno scatto del ponte di Brooklyn. Perché Lou Reed è comunque New York, costi quel che costi....perdibile.

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